E’ scontro, FdI pronta a modificare legge elettorale e il Pd insorge: “Vogliono truccare il voto”
Il Pd accusa FdI di voler modificare il sistema elettorale per timore di perdere i collegi uninominali, mentre la maggioranza rilancia l’ipotesi di un premio di maggioranza.
Il muro del Pd e le accuse di “paura di perdere”
All’indomani delle Regionali in Campania, Puglia e Veneto, la proposta della maggioranza di intervenire rapidamente sulla legge elettorale ha scatenato la reazione compatta del centrosinistra.
La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha definito l’urgenza mostrata da Fratelli d’Italia «un segnale di paura», sostenendo che il centrodestra tema di perdere i collegi uninominali alle prossime Politiche.
Secondo Schlein, l’idea nata dalle parole del responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, sarebbe motivata dal rischio di una competizione più equilibrata con il campo largo, e non da un reale interesse nazionale. «A noi non interessa cambiare la legge: è una priorità di Meloni, non degli italiani.
Non le faremo questo favore», ha dichiarato la leader dem.
L’unica voce differente nell’opposizione è quella del M5S, che da tempo spinge per un ritorno al sistema proporzionale. Le altre forze del campo largo restano invece contrarie, ritenendo inopportuno modificare le regole a pochi mesi dalla fine della legislatura.
Le proposte di FdI, premio di maggioranza e addio ai collegi
La spinta della maggioranza è chiara: evitare che l’equilibrio tra centrodestra e centrosinistra, evidenziato dai flussi elettorali, produca un Parlamento senza maggioranza. Donzelli propone un modello simile a quello regionale, con un premio di maggioranza intorno al 55% dei seggi per la coalizione che supera il 40%.
I collegi uninominali previsti dal Rosatellum, giudicati «fattore di instabilità», verrebbero eliminati.
Nel fronte di governo, Lucio Malan di FdI conferma che il premio di maggioranza è «una delle ipotesi allo studio», mentre Raffaele Nevi di Forza Italia sostiene un modello proporzionale corretto da un premio per evitare governi nati da accordi post-voto.
FI resta favorevole all’idea che «chi prende più voti fa il premier», mentre nella maggioranza resta aperta la discussione sulla possibilità di indicare il candidato sulla scheda.
La proposta non è ancora formalizzata, ma evidenzia il timore che il risultato elettorale possa dipendere da pochi collegi contendibili, soprattutto nel Sud.
Il fronte contrario: accuse di convenienza politica e rischio democratico
Nel campo progressista, le reazioni sono state immediate e molto dure. Schlein respinge l’idea di modificare le regole «quando manca poco al voto», definendola una manovra dettata dalla paura di perdere i collegi decisivi.
Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, attacca parlando di un «Meloncellum», accusando il governo di voler costruire una legge elettorale utile solo a mantenere il potere dopo la sconfitta nelle Regionali. Anche Nicola Fratoianni, leader di Avs, definisce il progetto «una modifica annunciata per convenienza», mentre Matteo Renzi ritiene che non esista alcun motivo per superare il Rosatellum, sostenendo che la maggioranza tema «di non toccare palla in due terzi del Paese».
Più aperto il M5S, che tramite il capogruppo Riccardo Ricciardi ribadisce la volontà di adottare un sistema proporzionale, da sempre considerato più coerente con la propria impostazione politica.
Resta dunque un quadro profondamente diviso, in cui la riforma elettorale è divenuta terreno di scontro strategico, destinato a segnare le prossime settimane politiche.
il sistema del divide et impera con legge elettorale che permette a qualsiasi deficiente di formare un partito dello zero virgola che intralcia la funzione governativa creando una corsa al posto sicuro e ben renumerato con benefici innumerevoli e vitalizzi ecc, con una legge elettorale senza un obbligo di mandato che permette le giravolte dopo essere stati eletti , che non si dimettono se tradiscono il programma x cui sono stai eletti , spinge i cittadini alla sfiducia totale, sia il presidente della repubblica che chi dirige il governo devono essere nominati dai cittadini e non dai partiti, puo’ essere un cittadino di nessun partito o coalizione.
per questo motivo il popolo si astiene da questo sistema marcio.