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Raid Usa, Saviano duro contro Trump: “Non è guerra alla droga ma fame di potere”

Per Roberto Saviano l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela è una mossa geopolitica: non narcotraffico né petrolio, ma potere e influenza nel Sud America.

Roberto Saviano attacca la narrazione sull’operazione Usa

“Le notizie dal Venezuela sono drammatiche e cruciali per comprendere quello che sta accadendo nel mondo”. Con queste parole Roberto Saviano ha aperto un video pubblicato su TikTok, analizzando il raid americano contro Caracas e contestando la versione ufficiale fornita da Donald Trump. Secondo lo scrittore, l’operazione militare non avrebbe nulla a che vedere con la lotta al narcotraffico, né con la tutela della legalità internazionale.
“L’attacco di Trump non c’entra nulla con la lotta al narcotraffico, assolutamente nulla”, ha affermato Saviano, spiegando che anche l’ipotesi di un’azione finalizzata al controllo delle risorse energetiche non reggerebbe. “Probabilmente, secondo molti analisti, nemmeno con l’appropriazione del bene più prezioso che il Venezuela custodisce, cioè il petrolio”. Nel primo passaggio dell’analisi, il riferimento a Roberto Saviano è inserito nel quadro di una lettura alternativa degli eventi, già al centro di numerosi approfondimenti giornalistici.

Maduro, narcotraffico e strategia geopolitica

Nel suo intervento, Roberto Saviano non assolve il presidente venezuelano Nicolas Maduro, definendolo senza esitazioni “un criminale politico”. “Ha per anni perseguitato l’opposizione, arrestato e torturato e ha rapporti col narcotraffico”, ha dichiarato. Tuttavia, secondo l’autore di Gomorra, questi elementi non spiegano l’azione militare statunitense.
Saviano ha sottolineato come il cuore del traffico globale di cocaina e fentanyl non sia il Venezuela, ma il Messico, seguito da Colombia e Perù, indicati come i principali Paesi produttori. Da qui la convinzione che l’operazione americana risponda a una logica diversa. “In realtà è un’operazione geopolitica molto intelligente”, ha spiegato, sostenendo che l’obiettivo reale sarebbe ridisegnare gli equilibri politici dell’area.
Secondo Saviano, la popolazione venezuelana sarebbe ormai allo stremo, mentre i familiari di Maduro avrebbero sfruttato per anni i canali istituzionali per traffici illeciti. “I nipoti di Maduro hanno esportato cocaina con i voli di Stato”, ha affermato, aggiungendo che il presidente avrebbe negoziato la propria uscita di scena e la protezione dei suoi beni “come ha fatto Assad in Russia in perfetto stile da dittatore criminale quale è”.

“Non è una guerra morale, è una partita di potere”

Nel passaggio finale del suo intervento, Roberto Saviano ha chiarito quale sarebbe, a suo avviso, il vero piano dietro l’azione di Donald Trump. “L’obiettivo è quindi di creare degli Stati filo-trumpiani in Sud America”, ha spiegato, sostenendo che l’operazione non indebolirà il narcotraffico, ma rischia di rafforzarlo.
“L’operazione antidroga è una farsa”, ha ribadito, definendo il governo venezuelano “corruttissimo e violento”, ma negando che l’intervento statunitense abbia una finalità morale. “Dietro l’operazione di Trump non c’è solo una strategia legata al petrolio ma una strategia geopolitica”.
Nel suo messaggio conclusivo, affidato anche al testo che accompagna il video, Saviano ha sintetizzato la propria posizione: “Non è una guerra al narcotraffico. Maduro è un criminale politico, ma l’operazione di Trump è geopolitica, non morale. Non c’entra il petrolio, non c’entra la droga. C’entra il potere e l’influenza in Sud America. Il narcotraffico non verrà indebolito”.