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Feltri rompe il tabù sull’Iran: “Se Trump colpisce la teocrazia sanguinaria, io applaudo”

Vittorio Feltri difende un possibile intervento armato degli Stati Uniti in Iran, accusa la sinistra di indignazione selettiva e denuncia l’odio dell’Occidente verso se stesso.

Feltri sull’Iran: “Un intervento Usa può dare libertà a un popolo oppresso”

Rispondendo a una lettera di un giovane lettore nella sua rubrica sul Giornale, Vittorio Feltri prende una posizione netta e destinata a far discutere. Il direttore non esclude, anzi rivendica, il proprio sostegno a un eventuale intervento armato degli Stati Uniti contro l’Iran, qualora servisse a indebolire il regime teocratico di Teheran.

Per quanto mi riguarda, lo dico con chiarezza: se un intervento americano servisse a indebolire una teocrazia sanguinaria e a dare una possibilità di libertà a un popolo che la chiede disperatamente, io non avrei alcuna difficoltà ad approvarlo”, scrive Feltri, entrando a gamba tesa in uno dei temi più divisivi della politica internazionale.

Una presa di posizione che ribalta il riflesso automatico di larga parte dell’opinione pubblica occidentale, pronta a indignarsi per alcune crisi e silenziosa su altre. Da qui nasce la domanda che attraversa tutto il ragionamento del direttore.

Indignazione selettiva e silenzi su Teheran

Perché, si chiede Feltri, la sinistra si mobilita per Gaza ma resta muta davanti alla repressione iraniana? La risposta è una critica frontale a quello che definisce un meccanismo perverso.

Da anni assistiamo a un meccanismo perverso: l’indignazione non nasce più dalla sofferenza reale delle persone, ma dall’identità ideologica del carnefice”, scrive il direttore. Se a reprimere è un regime islamico e antioccidentale, il silenzio diventa virtù. Se invece agisce l’Occidente, anche per difendersi o sostenere popoli oppressi, scatta immediatamente l’allarme morale.

Secondo Feltri, è una dinamica che spiega molte reazioni indignate a comando e molte assenze clamorose. “Se a torturare è una teocrazia antioccidentale, allora il silenzio diventa improvvisamente una virtù”, osserva, denunciando un doppio standard che, a suo giudizio, salva sempre i carnefici e dimentica le vittime.

“L’Occidente odia se stesso e finisce per aiutare chi lo vuole distruggere”

La riflessione si allarga a una questione più profonda: perché l’Occidente sembra provare disprezzo per se stesso? Per Feltri, la risposta sta in un’autodenigrazione culturale che attraversa anche le classi dirigenti.

Dove nasce quest’odio per l’Occidente? Nasce dal disprezzo di sé. È l’odio di chi rinnega la propria civiltà, la propria storia, i propri valori”, scrive il direttore. Un meccanismo psicologico che porta a ribellarsi non perché l’Occidente sia violento, ma perché rappresenta autorità, responsabilità e libertà individuale.

La conclusione è netta: “Chi odia se stesso finisce inevitabilmente per simpatizzare con chi lo vuole distruggere”. Ed è qui che, secondo Feltri, si consuma la vera distorsione morale del nostro tempo.

Alla domanda su cosa accadrebbe se Donald Trump decidesse di intervenire in Iran, la risposta è altrettanto diretta: verrebbe dipinto come criminale e aggressore, mentre passerebbe in secondo piano il fatto che milioni di iraniani invocano aiuto contro un regime che reprime e uccide.

Per Feltri, la vera immoralità oggi non è l’intervento, ma l’inerzia: “Restare a guardare mentre si consuma una strage, rifugiandosi in un pacifismo selettivo che salva sempre i carnefici e mai le vittime”.