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Torino, agenti presi a martellate: Ilaria Salis accusa “Gravi abusi della polizia”

Dopo gli scontri a Torino per Askatasuna, Ilaria Salis parla di abusi della polizia. Restano le immagini degli agenti aggrediti e il caso del poliziotto ferito a martellate.

Salis contro la polizia dopo il corteo per Askatasuna a Torino

Sempre schierata dalla parte degli antagonisti.
Non appena circolano le immagini delle cariche della polizia a Torino, Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi Sinistra, interviene pubblicamente con parole di dura accusa.

Continuano ad arrivare immagini e testimonianze di gravi abusi della polizia”, scrive, riferendosi a quanto accaduto durante il corteo di sabato a sostegno di Askatasuna, il centro sociale sgomberato dopo una lunga occupazione abusiva.

Nel racconto della parlamentare europea, le responsabilità sarebbero esclusivamente delle forze dell’ordine.
Poco spazio, invece, viene riservato ai lanci di pietre e bottiglie contro gli agenti o ai tentativi di forzare il percorso stabilito dalla questura, messi in atto da gruppi organizzati.

Secondo questa impostazione, la polizia avrebbe dovuto limitarsi a osservare, senza intervenire, anche davanti a una situazione degenerata in violenza.

Il poliziotto ferito e il racconto ignorato delle aggressioni

Le immagini trasmesse e documentate raccontano però anche altro.
Tutta Italia ha visto quanto accaduto ad Alessandro Calista, il poliziotto del reparto mobile colpito selvaggiamente e preso a martellate durante gli scontri.

Calista è riuscito a salvarsi grazie a una combinazione di fortuna e al coraggio del collega Lorenzo Virgulti, del reparto mobile di Padova, che gli ha fatto scudo con il corpo sottraendolo al pestaggio.

Un episodio che ha segnato uno dei momenti più gravi della giornata di guerriglia urbana nel capoluogo piemontese.

Nella narrazione di la Salis, tuttavia, il focus resta sulle presunte responsabilità delle forze dell’ordine.

Pestaggi di gruppo di manifestanti isolati che non oppongono alcuna resistenza; lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo per colpire e fare male; insulti e minacce”, denuncia, definendo quanto accaduto uno “schifo” e lamentando l’assenza di un coro unanime di condanna.

Budapest, condanne e l’immunità europea

Nel frattempo, sullo sfondo resta il capitolo giudiziario internazionale.

Dopo il caso della cittadina tedesca Maja T., un altro militante dell’area antagonista legato a la Salis è stato condannato in contumacia per l’assalto ai militanti di estrema destra avvenuto nel febbraio 2023 a Budapest.

Si tratta di Gabriele Marchesi, attivista antifascista, condannato a sette anni dal tribunale della capitale ungherese.

Marchesi era stato coindagato proprio con la Salis, che ha evitato il processo prima grazie alla candidatura alle elezioni europee sostenuta dalla coppia Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, poi grazie all’immunità parlamentare confermata dall’Eurocamera.

Dal suo scranno di Bruxelles, l’eurodeputata continua così a intervenire sul tema dell’ordine pubblico italiano, mentre il governo viene accusato di aver varato un presunto “pacchetto repressione”, espressione utilizzata per criticare il decreto e il disegno di legge sulla sicurezza nati anche alla luce dei fatti di Torino.