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Scontri e ipocrisia, Cerno accusa la sinistra: “Difendono chi lancia molotov e accusano lo Stato”

Tommaso Cerno accusa la sinistra di tollerare anarchici e centri sociali, difende le nuove norme sulla sicurezza e denuncia la doppia morale su Torino e ordine pubblico.

Cerno e la violenza politica: “Alla sinistra lo Stato non può reagire”

Nel suo intervento, Tommaso Cerno traccia una linea netta sul rapporto tra sinistra, ordine pubblico e violenza politica.
Se c’è una cosa che gli italiani hanno capito è che per la sinistra lo Stato non può reagire alla violenza di anarchici e autonomi”, afferma, sostenendo che forze dell’ordine come polizia e carabinieri finiscano per subire aggressioni in nome di una presunta narrazione sullo “Stato fascista”.
Secondo Cerno, il ribaltamento semantico è evidente: “Quando invece le camicie nere di questi tempi bui sono le loro”, accompagnate da caschi, mazze, molotov e bombe carta.
Nel mirino finisce Askatasuna, definita come una parola che “si traduce in dichiarazione di guerra allo Stato liberale”. Il riferimento è agli scontri avvenuti a Torino, considerati il punto di caduta di una lunga tolleranza politica.

Il caso Salis, l’Europa e il garantismo italiano

Cerno richiama poi il confronto internazionale, citando il caso della “Salis tedesca” finita in carcere per un martello, contrapposto a Ilaria Salis, eletta al Parlamento europeo.
Questo ci dà la misura di chi siamo davvero. Siamo i più garantisti d’Europa. Fino a sembrare fessi”, scrive, indicando una sproporzione che, a suo avviso, penalizza l’Italia sul piano della credibilità istituzionale.
Da qui il sostegno alle nuove norme in materia di sicurezza: “Ben vengano, dunque, le nuove norme. Meditate. Democratiche. Discusse con il Colle. E, parere mio, perfino troppo blande”.
Il no delle opposizioni, aggiunge, “fa chiarezza su chi sta con chi” in un Paese che Cerno descrive come esposto a maranza, immigrazione clandestina, islamisti radicali e centri sociali.

Torino, Milano e il Pd di Elly Schlein sotto accusa

Il ragionamento si chiude con un affondo politico. Cerno collega gli scontri di Torino alla reazione seguita alla condanna per la “vergogna” della piazza, durata poche ore.
La sinistra che ha dato dell’assassino al carabiniere che ha inseguito Ramy nella notte di Milano non poteva che fare così”, sostiene, chiamando in causa Milano.
Nel suo giudizio, quella piazza resta “rossa” e, a differenza degli anni Settanta, Partito Democratico guidato da Elly Schlein non avrebbe la forza di prendere le distanze.
Il riferimento finale è all’ossessione per Giorgia Meloni, che, secondo Cerno, acceca i progressisti e ne rivela la scelta di campo: “stare con i ladri e non con le guardie”, cioè contro quei giovani italiani che rischiano la vita per difendere lo Stato.