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Torino, Rampelli accusa la sinistra: «Chi sfila con Askatasuna legittima la violenza e mina lo Stato»

Le molotov contro la polizia, i cortei pro-Askatasuna e il silenzio della sinistra accendono lo scontro politico. Rampelli denuncia ambiguità, legami opachi e avverte: «Così si apre la strada a nuove derive terroristiche».

Mentre Torino porta ancora addosso i segni della guerriglia urbana, con strade devastate, vetrine infrante e agenti feriti da petardi, bastoni e martellate, lo scontro politico si fa sempre più aspro. Al centro del dibattito c’è la manifestazione di sabato scorso a sostegno di Askatasuna, degenerata in violenze contro le forze dell’ordine. E soprattutto il comportamento di una parte della sinistra, accusata di non aver preso le distanze in modo netto da chi ha trasformato una piazza in un campo di battaglia.

A intervenire con parole durissime è Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera ed esponente di Fratelli d’Italia, che in un’intervista ha messo nel mirino quella che definisce una “doppia morale” dei progressisti. Per Rampelli, non si tratta di una semplice questione di ordine pubblico, ma di un nodo politico e culturale che riguarda la tenuta dello Stato.

Askatasuna, «Chi partecipa a quei cortei legittima la violenza»

Rampelli non usa giri di parole. «Non basta una condanna di facciata per prendere le distanze dalle frange violente – afferma –. La manifestazione di Torino era apertamente a sostegno di Askatasuna, un centro sociale di cui sono note le ripetute azioni antidemocratiche, dalle aggressioni agli assalti ai cantieri dell’alta velocità. Chi vi ha partecipato, magari per superficialità, ha di fatto legittimato quelle violenze».

Secondo il vicepresidente della Camera, il problema è strutturale. «Il cordone ombelicale che unisce una parte della sinistra ai centri sociali è un dato di fatto», sostiene, denunciando una contiguità che viene sistematicamente minimizzata o giustificata in nome della distinzione tra manifestanti “pacifici” e violenti. Una distinzione che, per Rampelli, non regge alla prova dei fatti.

«Basta doppia morale sulle piazze»

L’esponente di FdI ribalta la narrazione e pone una domanda provocatoria: «Come verrebbe raccontato un corteo di centrodestra a sostegno di un’occupazione della destra radicale, degenerato in molotov e assalti alla polizia? Quale sarebbe la reazione dei media e della politica?». È in questa asimmetria di giudizio che Rampelli individua il cuore del problema.

Per lui, quella di Torino non è stata una “passeggiata degenerata”, ma una manifestazione che ha offerto copertura politica a gruppi organizzati e violenti. «Qui non c’è libertà di espressione, c’è devastazione. E giustificarla significa indebolire lo Stato», avverte.

Dl Sicurezza e rischio nuove derive

Rampelli entra poi nel merito delle misure adottate dal governo, difendendo il Decreto Sicurezza. «Non è repressione del dissenso, ma correzione di storture evidenti», spiega, criticando decisioni giudiziarie come l’annullamento di Daspo per soggetti coinvolti in gravi devastazioni. «Serve rigore nell’applicazione delle leggi, soprattutto quando a essere colpiti sono uomini in divisa».

Il monito finale è il più grave. «Le Brigate Rosse non piovvero dal cielo», ricorda Rampelli, tracciando un parallelo storico inquietante. «Allora come oggi, la violenza trovò terreno fertile nella complicità politica e nel ventre molle dello Stato. I centri sociali possono diventare incubatori di un nuovo terrorismo».