“E’ una puntura di insetto”, ma era un tumore: operaio invalido al 67%
Caso a Trento: diagnosi errata al pronto soccorso, malattia scoperta dopo sei mesi. Il 52enne ora chiede il risarcimento all’Azienda sanitaria.
Il caso diventa sanitario e giudiziario dopo la vicenda di Enrico Facchinelli, operaio di Lavis, che denuncia una diagnosi errata al pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara di Trento, dove un tumore del sangue sarebbe stato scambiato per una semplice puntura d’insetto. Sei mesi dopo, la scoperta della malattia e una condizione che oggi lo ha portato a un’invalidità permanente del 67%.
Il caso Facchinelli e la diagnosi mancata a Trento
La vicenda risale al 20 agosto 2023, quando Enrico Facchinelli, 52 anni, si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara di Trento lamentando un forte dolore alla caviglia, gonfiore e una colorazione violacea.
Secondo quanto ricostruito, i sanitari avrebbero attribuito i sintomi agli effetti di una puntura d’insetto, dimettendo il paziente senza ulteriori accertamenti. Nei mesi successivi, però, il dolore non è mai scomparso e le condizioni non sono migliorate.
Dopo circa sei mesi, il 52enne si è rivolto a un altro medico che ha prescritto esami approfonditi. Gli accertamenti hanno portato alla diagnosi di policitemia vera Jak2 positiva, una neoplasia del sangue che colpisce il midollo osseo.
Secondo quanto emerso, già nel 2023 alcuni valori dell’emocromo risultavano oltre la norma, un elemento che, secondo la ricostruzione del paziente, avrebbe potuto rappresentare un segnale per ulteriori verifiche diagnostiche.
Invalidità permanente e richiesta di risarcimento
Oggi l’operaio, dipendente di un’azienda edile della Valsugana, è stato riconosciuto invalido al 67% e ha ottenuto le tutele previste dalla legge 104.
Assistito dall’avvocato Stefano Tomaselli, ha avviato una vertenza nei confronti dell’Azienda sanitaria universitaria del Trentino (Asuit, ex Apss), contestando la mancata diagnosi tempestiva e le conseguenze che ne sarebbero derivate.
Al momento non è stata ancora avviata una causa civile. Il legale ha trasmesso la documentazione sanitaria ai vertici dell’azienda e sta quantificando l’entità del danno prima di formalizzare la richiesta di risarcimento.
Secondo quanto sostenuto dal paziente, una diagnosi più rapida avrebbe potuto evitare mesi di sofferenze e limitare le conseguenze della patologia.
Possibile causa civile e accertamenti in corso
La vicenda resta ora in attesa di una risposta da parte dell’Azienda sanitaria. In assenza di un accordo, il caso potrebbe approdare davanti al tribunale civile per l’accertamento di eventuali responsabilità.
La storia riporta al centro dell’attenzione il tema della responsabilità medica e dell’importanza di una diagnosi tempestiva nelle patologie ematologiche, soprattutto quando gli esami di laboratorio presentano valori anomali.
Gli sviluppi dipenderanno dalle valutazioni dell’azienda sanitaria e dall’eventuale apertura di un contenzioso per stabilire se vi siano state responsabilità nella gestione del paziente presso l’ospedale Santa Chiara di Trento.