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Sicurezza e immigrazione, Feltri duro, “Ventitré condanne e resta in Italia, sicurezza sacrificata ai diritti”

Vittorio Feltri critica la decisione sul pluricondannato: ventitré condanne e violenze. “Scelta che privilegia il diritto individuale sulla sicurezza collettiva”.

Vittorio Feltri: sicurezza e diritti, il nodo del bilanciamento

Secondo Vittorio Feltri, la vicenda che riguarda un soggetto con ventitré condanne definitive pone una questione che va oltre il piano giuridico e investe direttamente il rapporto tra sicurezza e diritti. Il giornalista sostiene che non si tratti di una valutazione tecnica o procedurale, ma di una scelta che riguarda la gerarchia delle tutele garantite dallo Stato.

Feltri osserva che una lunga sequenza di condanne, soprattutto quando include reati violenti contro le donne come aggressioni e lesioni, non rappresenta una semplice marginalità sociale, ma una condizione di pericolosità accertata. Il punto centrale, secondo la sua analisi, riguarda il bilanciamento operato tra il diritto individuale alla vita familiare e il diritto collettivo alla sicurezza.

Nella decisione contestata, evidenzia Feltri, sarebbe stato privilegiato il primo, consentendo la permanenza sul territorio di una persona con un lungo passato giudiziario, nonostante la possibilità di esercitare i propri diritti nel Paese d’origine.

Il rischio di un messaggio di impunità

Per Vittorio Feltri, la questione non riguarda il garantismo, che presuppone la tutela di chi è in attesa di giudizio, ma un caso caratterizzato da numerose sentenze definitive. Il rischio, sostiene, è che una scelta di questo tipo trasmetta un messaggio di scarsa certezza delle conseguenze penali.

Secondo il giornalista, la possibilità di accumulare numerose condanne senza che ciò comporti l’allontanamento dal territorio può generare un senso diffuso di impunità. Un elemento che, nella sua lettura, incide sulla percezione della sicurezza da parte dei cittadini e sul rapporto di fiducia nei confronti delle istituzioni.

Feltri sottolinea inoltre il tema del cosiddetto doppio standard, sostenendo che casi analoghi che coinvolgono cittadini italiani verrebbero generalmente interpretati con maggiore severità nel dibattito pubblico.

Violenza sulle donne e applicazione uniforme della legge

Un altro punto centrale dell’intervento riguarda la violenza contro le donne. Per Vittorio Feltri, la gravità di questi reati non può essere relativizzata in base alla provenienza dell’autore. La tutela delle vittime, sostiene, deve restare uniforme e indipendente da qualsiasi elemento legato all’origine o alla condizione sociale del responsabile.

Nella sua analisi, lo Stato non è discriminatorio quando applica in modo rigoroso le proprie norme, ma rischia di apparire debole se la loro applicazione viene percepita come discontinua o influenzata da valutazioni ideologiche.

Feltri conclude sostenendo che il diritto alla vita familiare resta fondamentale, ma non può trasformarsi in una tutela automatica per chi ha dimostrato, attraverso una lunga serie di condanne, di violare sistematicamente le regole della convivenza civile. Secondo il giornalista, la priorità dello Stato dovrebbe restare la protezione della collettività e la prevenzione di nuovi reati.