Tajani contro Conte: “Trump chiamava lei Giuseppi, non me”
Scontro acceso in Aula durante l’informativa sulla guerra in Medio Oriente. Proteste delle opposizioni, botta e risposta personale tra il ministro e il leader M5S.
La stoccata di Antonio Tajani a Giuseppe Conte
Bagarre in Parlamento nel corso dell’informativa sulla guerra in Medio Oriente davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha replicato duramente al presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.
“Per quanto riguarda il rapporto con gli Stati Uniti, a me Trump non ha mai chiamato ‘Tony’, a lei lo chiamava ‘Giuseppi’ e quindi il rapporto di particolare amicizia lo aveva lei”, ha affermato Tajani, scatenando le proteste delle opposizioni.
Il riferimento è al soprannome utilizzato dall’ex presidente americano Donald Trump durante la precedente esperienza di governo di Conte.
Le proteste e il tema del “cappellino”
Il ministro ha poi alzato ulteriormente i toni: “Presidente, io non mi vergogno di niente. Di cosa mi dovrei vergognare? Me lo venga a dire. Il cappellino era un regalo. Io non sono andato in ginocchio da Trump, lo ha fatto lei, anche con la Merkel”.
Le parole hanno acceso l’Aula, trasformando l’informativa sulla crisi internazionale in un confronto personale e politico sui rapporti con Washington.
La controreplica di Conte
Giuseppe Conte ha risposto respingendo le accuse e spostando il piano della discussione.
“Per me non è una questione personale ministro. Lei si offende e dice che Trump non l’ha mai chiamata Toni, ma il problema qui è politico. Il problema è che non vi chiama proprio Trump, e lo fa solo per firmare accordi insostenibili, o per darle un cappello in mano”.
Il botta e risposta ha evidenziato la tensione tra maggioranza e opposizione sulla gestione dei rapporti con gli Stati Uniti e sulla posizione italiana nello scenario internazionale.
La seduta si è così trasformata in uno dei momenti più accesi del confronto parlamentare sulla crisi mediorientale.