Guerra Iran e Stretto di Hormuz bloccato: benzina in Europa rischia di salire fino a 3 euro
La guerra tra Iran e Stati Uniti e il blocco dello Stretto di Hormuz fanno salire il petrolio. Gli esperti avvertono: benzina in Europa potrebbe arrivare fino a 3 euro.
Guerra Iran e blocco dello Stretto di Hormuz: il mercato del petrolio reagisce
La crisi internazionale legata alla guerra in Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz sta iniziando a produrre i primi effetti sul mercato energetico mondiale.
Il passaggio marittimo, tra i più strategici del pianeta, è attraversato da una quota enorme del petrolio destinato ai mercati globali.
Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, la situazione attuale rappresenta uno scenario senza precedenti nella storia recente del settore energetico.
“Siamo davanti ad una crisi storica. Il blocco dello stretto di Hormuz è una novità assoluta: minacciato già a partire dal 1979 con la rivoluzione iraniana e poi con la guerra in Iraq, nessuno era mai riuscito a imporre un blocco. Oggi ci sono riusciti. La guerra è iniziata da meno di una settimana e il petrolio continua a crescere, ieri il prezzo del Brent ha toccato i 92 dollari a barile. Il rialzo c’è, ma ancora relativo rispetto a ciò che potrebbe accadere. L’ipotesi dei 200 dollari non è folle: proprio per questo, la guerra non può durare a lungo”.
Il passaggio nello Stretto di Hormuz è cruciale per il sistema energetico mondiale. Da questo tratto di mare transita circa il 20% del petrolio prodotto a livello globale.
Per questo motivo la crisi viene osservata con grande attenzione dalle principali potenze internazionali, tra cui Donald Trump, Cina e Iran.
“Dallo Stretto di Hormuz passa il 20% della produzione mondiale di petrolio e questo lo sanno Trump, l’Iran e la Cina. Anche per questo i mercati pensano che le tensioni si risolveranno velocemente, altrimenti il petrolio sarebbe salito molto più velocemente”.
Benzina fino a 3 euro: le previsioni di Davide Tabarelli
Uno dei timori principali riguarda il possibile impatto sui prezzi dei carburanti.
Secondo Davide Tabarelli, uno scenario estremo potrebbe portare la benzina a livelli molto elevati anche in Europa.
“Il rischio che la benzina salga fino ai 2,5 o persino 3 euro ha una sua concretezza, ma accadrebbe solo con un blocco dello stretto di almeno due mesi”.
L’esperto sottolinea tuttavia che il mercato, almeno per ora, non sta reagendo con panico.
Le scorte energetiche accumulate negli ultimi decenni rappresentano infatti una forma di protezione contro eventuali shock.
“Nel 1973 e nel 1979 la benzina toccò picchi altissimi perchè erano forti i timori di un razionamento del petrolio. Ora non c’è questa preoccupazione. Dopo le tensioni degli anni ’70 abbiamo costituito scorte che non sono quasi mai state toccate”.
La situazione resta comunque delicata soprattutto per l’Europa.
Un eventuale blocco anche delle esportazioni di gas naturale liquefatto dal Qatar avrebbe conseguenze molto pesanti.
“Se mai si dovesse bloccare il flusso del Gnl prodotto dal Qatar (il 20% del totale), gli effetti sarebbero drammatici, soprattutto per l’Europa e l’Italia. Basti pensare che Edison importa circa 7 miliardi di metri cubi di Gnl dal Qatar”.
Il confronto con la crisi energetica del 2022
Molti osservatori hanno paragonato l’attuale scenario alla crisi energetica esplosa nel 2022 dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina.
Secondo Davide Tabarelli, però, il contesto attuale presenta differenze importanti.
“Il prezzo del petrolio è globale, non dipende dai singoli Stati, quindi anche se in Europa dipendiamo dal commercio dello Stretto di Hormuz in minor misura, lo stesso non si può dire per l’Asia e così il prezzo si alza in tutto il mondo”.
Al momento i numeri restano più contenuti rispetto alla fase più critica di quella crisi.
Nel marzo del 2022 il petrolio arrivò a circa 120 dollari al barile, mentre il gas europeo raggiunse valori vicini ai 300 euro per megawattora.
“Il prezzo del petrolio è intorno ai 90 dollari al barile, nel marzo del 2022 era salito a 120 dollari; il gas era arrivato a fine 2022 a 300 euro Megawatt/ora, ieri ha toccato 51 euro”.
Resta comunque il rischio che una guerra prolungata possa cambiare rapidamente lo scenario energetico mondiale.
“Se la guerra dovesse protrarsi per un mese, raggiungere 150 dollari a barile non sarebbe difficile. In un simile scenario, temo che vedremmo l’inflazione aumentare con pregiudizio per la crescita”.
In uno scenario estremo, l’Europa potrebbe trovarsi davanti a scelte difficili anche sul piano geopolitico.
“Per gli europei sarebbe un’umiliazione acquistare petrolio dalla Russia, ma se il prezzo della benzina salisse davvero a 3 euro, diventerebbe allora inevitabile”.