Commissione Covid, scontro su vaccini e monoclonali. Rezza: “Grazie ai vaccini evitati 151.500 decessi”
In Commissione Covid, Giovanni Rezza difende i vaccini e Fratelli d’Italia solleva il caso monoclonali, tra domande su plasma e scelte pandemiche del governo Conte.
Commissione Covid, l’audizione di Giovanni Rezza sui vaccini
In Commissione Covid il confronto si è concentrato su vaccini, anticorpi monoclonali e plasma durante la fase più dura della pandemia. Al centro dell’audizione c’era Giovanni Rezza, ex direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute e oggi ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Vita-Salute San Raffaele, ascoltato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria. La Camera ha indicato l’audizione di Rezza nel calendario dei lavori del 26 maggio 2026.
Nel suo intervento, Rezza ha difeso il ruolo della campagna vaccinale, richiamando i dati dell’Istituto superiore di Sanità. “Grazie ai vaccini non abbiamo raggiunto l’immunità di gregge tanto ambita ma abbiamo evitato 517mila ospedalizzazioni, oltre 56mila ricoveri in terapia intensiva e 151.500 decessi”, ha detto l’ex dirigente.
Le cifre richiamano le stime pubblicate dall’Iss, secondo cui la vaccinazione anti Covid in Italia avrebbe evitato milioni di infezioni, oltre 500mila ospedalizzazioni, più di 55mila ingressi in terapia intensiva e circa 150mila decessi nel periodo analizzato.
Il passaggio sugli effetti collaterali e sull’obbligo vaccinale
Durante l’audizione, Rezza ha affrontato anche il tema degli effetti avversi e dell’obbligo vaccinale. Sugli episodi di miocardite e pericardite, l’ex direttore della Prevenzione ha sostenuto che fossero “molto inferiori rispetto a chi ha contratto il virus”.
Sull’obbligo vaccinale, invece, ha espresso una posizione più articolata: “Non sono un sostenitore, rappresentano una sconfitta”. Una valutazione che distingue il giudizio sul valore sanitario dei vaccini dalla scelta politica e normativa di imporne la somministrazione ad alcune categorie.
Il tema ha riaperto il confronto tra maggioranza e opposizione sulle decisioni prese durante l’emergenza. Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, ha criticato l’assenza di una banca dati dei guariti. “È la prova che le politiche vaccinali furono attuate in modo precipitoso, ignorando il principio di precauzione e il rapporto tra rischi e benefici”, ha dichiarato.
Le domande della Zedda sui monoclonali
Lo scontro politico si è acceso sulle domande della senatrice Antonella Zedda, componente di Fratelli d’Italia, relative agli anticorpi monoclonali. La Zedda ha fatto riferimento alle e-mail depositate agli atti dall’ex direttore generale della Prevenzione Ranieri Guerra, nelle quali sarebbe emerso il caso di uno stock di 10mila dosi che Eli Lilly avrebbe proposto di destinare all’Italia.
“La casa farmaceutica avrebbe voluto donare questi strumenti per combattere il virus, in una fase di emergenza”, ha detto la Zedda al Giornale. Secondo la ricostruzione citata dalla parlamentare, quelle dosi sarebbero state prima rifiutate e poi acquistate successivamente a condizioni economiche diverse.
La senatrice ha collegato il tema anche a Toscana Life Sciences, fondazione attiva nel campo della ricerca biotecnologica. “Curioso che pochi mesi dopo lo Stato acquistò delle quote, per 15 milioni di euro, di una società che operava nello stesso settore della Lilly”, ha affermato la Zedda. Il riferimento è a Tls, realtà con sede a Siena, più volte citata nel confronto politico per il ruolo nella ricerca su vaccini e monoclonali.
Il nodo delle e-mail e delle scelte scientifiche
La Zedda ha insistito sul contenuto degli scambi interni tra figure scientifiche e istituzionali che, durante la pandemia, ricoprivano ruoli di primo piano. “Tutto ciò lo scopriamo attraverso gli scambi di e-mail che avvennero tra scienziati che ricoprivano ruoli apicali nel Cts, in Aifa, al ministero della Salute, nell’Istituto Spallanzani – sottolinea ancora il senatore Fdi – Le perplessità di un singolo scienziato verso i monoclonali, emerse dallo scambio di e-mail, non coincidono con un dato scientifico certo, ossia lo studio di fase 3 della stessa Lilly nei pazienti ad alto rischio, il quale dimostra una riduzione del livello di ospedalizzazione di oltre il 90 per cento”.
Il punto politico sollevato da Fratelli d’Italia riguarda la catena decisionale che portò a non utilizzare subito quello stock di farmaci. La questione, tuttavia, resta oggetto di valutazione parlamentare e deve essere distinta dagli accertamenti scientifici disponibili all’epoca e dalle decisioni assunte nel quadro dell’emergenza.
Plasma, De Donno e il confronto in commissione
Nel corso dell’audizione è stato affrontato anche il tema del plasma iperimmune e del ruolo della Kedrion nella fase delle sperimentazioni. Il riferimento è alla vicenda dello pneumologo Giuseppe De Donno, morto suicida, e al confronto nato durante la pandemia sull’impiego del plasma nei pazienti Covid.
Secondo la Zedda, l’audizione di Rezza ha aperto nuovi interrogativi sulle scelte compiute. “Rezza, testimone della vicenda, ha dichiarato che era favorevole alle monoclonali asserendo che “in quel momento non avevamo altro”. Questo fatto potrebbe definire un nuovo caso di amichettismo. Si mettano l’animo in pace, perché come Fratelli d’Italia andremo fino in fondo per onorare l’impegno che ci siamo presi con gli italiani”, ha affermato la senatrice.