La Commissione Covid torna al centro dello scontro politico sulle mascherine acquistate durante l’emergenza e sulle audizioni contestate dalle opposizioni.
Commissione Covid, tensione sulle audizioni e sul ruolo di Lisei
Lo scontro politico sulla Commissione Covid si concentra sulla gestione delle audizioni presiedute da Marco Lisei, senatore di Fratelli d’Italia, e sulle forniture di mascherine acquistate durante l’emergenza sanitaria. A dividere maggioranza e opposizioni sono le modalità dei lavori parlamentari e il contenuto delle testimonianze, che hanno riaperto il caso dei dispositivi arrivati dalla Cina, pagati secondo la ricostruzione circa 1,2 miliardi di euro durante la gestione del commissario all’Emergenza Domenico Arcuri.
Nel mirino del centrodestra ci sono le forniture considerate irregolari o non conformi, acquistate attraverso società e consorzi cinesi come Wenzhou Moon-ray, Wenzhou Light e Luo-kai Trade. Nelle ricostruzioni emerse in commissione vengono citati anche intermediari e consulenti, tra cui l’ex giornalista Mario Benotti, Luca Di Donna e Gianluca Esposito, indicati come figure coinvolte a vario titolo nelle operazioni legate all’approvvigionamento dei dispositivi.
Il punto più delicato riguarda l’utilizzo di quelle mascherine in ospedali e reparti nel pieno della fase più dura della pandemia, quando medici e infermieri lavoravano in condizioni di forte esposizione al virus. Le opposizioni, però, contestano il metodo seguito nelle audizioni e accusano il presidente Lisei di aver compresso le prerogative delle minoranze.
Mascherine e soldi pubblici, l’intervento di Meloni
Sul caso è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervistata da Maurizio Belpietro durante la kermesse della Verità. La premier ha definito quanto sta emergendo “abbastanza inquietanti: non si è speso abbastanza inchiostro su centinaia di milioni di soldi degli italiani legati ad affari facili in un periodo difficile, mentre l’Italia migliore cercava di combattere il virus. Mi dispiace – ha aggiunto la leader Fdi – che alcuni partiti dell’opposizione su questo non siano i primi a chiedere di fare chiarezza”.
Per la maggioranza, il nodo politico è proprio questo: le audizioni avrebbero fatto emergere elementi gravi sulle modalità di acquisto dei dispositivi e sui passaggi amministrativi che consentirono lo sdoganamento delle forniture. Nel centrodestra si insiste anche sul ruolo avuto da funzionari della Guardia di Finanza e delle Dogane, ascoltati sui controlli effettuati durante l’emergenza.
Le opposizioni, invece, sostengono che alcuni interrogatori siano stati condotti fuori dal perimetro stabilito per i lavori della Commissione Covid. Secondo Pd, M5s, Avs e Italia Viva, questo avrebbe alterato l’equilibrio tra maggioranza e minoranza e indebolito l’autorevolezza dell’organismo parlamentare.
Camera e Senato rispondono, opposizioni all’attacco
Dopo le proteste delle minoranze, sono stati chiamati in causa anche i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Dal centrodestra viene riferito che “Non sono state riscontrate irregolarità nei lavori condotti da Lisei”, con l’auspicio che “i lavori possano essere orientati, pur nella normale dialettica politica, al reciproco rispetto delle prerogative di opposizione e maggioranza”.
La stessa comunicazione è stata letta in modo opposto dai gruppi di opposizione. I capigruppo di Pd, M5s, Avs e Italia Viva hanno chiesto un passo indietro del presidente della commissione: “È la pietra tombale sull’autorevolezza e la credibilità del presidente Lisei – scrivono i capigruppo di Pd, M5s, Avs e Italia Viva – abbia un sussulto e di dimetta”.
Duro anche Francesco Boccia, presidente dei senatori del Partito Democratico, che ha attaccato la gestione dei lavori: “Quando prevale l’appartenenza politica, si mortificail Parlamento”.
Resta aperto anche il capitolo legato all’eventuale audizione di Giuseppe Conte e di Domenico Arcuri. L’ex presidente del Consiglio, secondo quanto riportato nel confronto politico, ha negato di conoscere Di Donna e ha annunciato possibili querele. La maggioranza chiede che i protagonisti della gestione dell’emergenza chiariscano in commissione i passaggi più controversi sugli acquisti e sulle forniture finite al centro dello scontro parlamentare.