Lo scontro Trump-Meloni arriva a È Sempre Cartabianca: Corona, Iacchetti e De Gregorio criticano il presidente americano.
Lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni è finito al centro della puntata di È Sempre Cartabianca, il programma di approfondimento di Rete 4 condotto da Bianca Berlinguer. Il caso è stato affrontato dagli ospiti in studio dopo le tensioni tra il presidente americano e la premier italiana, con interventi diversi nei toni ma tutti molto critici nei confronti di Trump. A prendere la parola sono stati Mauro Corona, Enzo Iacchetti e Concita De Gregorio, che hanno discusso le conseguenze politiche dello scontro e il nuovo ruolo di Meloni nei rapporti tra Europa e Stati Uniti.
Trump-Meloni, l’attacco di Mauro Corona a È Sempre Cartabianca
Il primo intervento è stato quello di Mauro Corona, scrittore e alpinista, da anni presenza fissa accanto a Bianca Berlinguer. Il giudizio su Donald Trump è stato durissimo. Corona ha definito il presidente americano un uomo incapace di gestire il proprio potere con equilibrio.
“Non si rende conto che è il presidente degli Stati Uniti d’America, è l’uomo più forte del mondo, è un bambino viziato che appena c’è qualcosa che non gli va ecco che fa le bizze, cambia idea, parole, è molto maleducato, arrogante. Un potere, questo, che viene dato dai soldi, ma non a tutti, perché c’è gente che ha soldi ed è molto educata. Quello lì è un bambino poco cresciuto, a vederlo esteriormente sembra il pupazzo del Big Jim, al minimo sgarro invece di riflettere e pensare che forse la Meloni non poteva fare certe cose, lui fa le bizze, i capricci. Un bambino”.
Il passaggio più forte dell’intervento è stato proprio il paragone con un “bambino viziato”, usato da Corona per descrivere la reazione di Trump dopo il confronto con Meloni.
Iacchetti allarga la critica: “Siamo anche noi dei co………zi”
Sulla stessa linea, ma con un ragionamento più ampio, è intervenuto Enzo Iacchetti. Il comico e conduttore ha criticato non solo il comportamento di Trump, ma anche l’atteggiamento di chi, in passato, lo ha sostenuto o considerato un interlocutore affidabile.
“Non è solo Trump un bambino viziato, siamo anche noi dei co……..zzi che gli crediamo. Quando Trump si comportava da Trump il nostro governo era contento, tutti erano contenti e adesso che fa il Trump con noi ci indigniamo, ma che senso ha? Che tra una settimana siamo di nuovo pappa e ciccia, la gente è stufa di queste cose”.
Secondo Iacchetti, il punto politico non riguarda soltanto l’ultima tensione diplomatica, ma la coerenza con cui il governo italiano ha guardato finora al presidente americano. Il suo intervento ha messo al centro il rapporto tra consenso politico, rapporti internazionali e reazioni pubbliche dopo lo scontro.
De Gregorio: “Meloni si è trovata con un pugno di mosche in mano”
A chiudere il confronto è stata Concita De Gregorio, che ha spostato l’attenzione sulle conseguenze per Giorgia Meloni. La giornalista ha descritto una situazione delicata per la premier, chiamata ora a ridefinire il proprio ruolo dopo la frattura con Trump.
“Trump-Meloni? Improvvisamente sembra che lui l’abbia scaricata e lei si sia offesa, ma questa non è una soap, sono due delle massime democrazie occidentali e che Trump sia una persona completamente inaffidabile e instabile ormai lo dicono perfino i suoi familiari. Sentivo sua nipote psicologa fare una diagnosi di instabilità mentale. Il problema non è tanto Trump, ma le persone che lo hanno votato, gli hanno creduto, si sono fidate. Giorgia Meloni si è trovata con un pugno di mosche in mano e una situazione molto complicata da gestire, perché se non fa più il ponte tra l’Europa e gli Stati Uniti adesso cosa fa?”.
Il nodo, secondo De Gregorio, riguarda il futuro posizionamento internazionale della presidente del Consiglio. Se il rapporto privilegiato con Trump non dovesse più reggere, per Meloni diventerebbe più complesso presentarsi come figura di raccordo tra Europa e Stati Uniti. La discussione a È Sempre Cartabianca ha quindi trasformato lo scontro personale e politico tra i due leader in un tema più ampio: la credibilità dei rapporti internazionali e la tenuta della strategia italiana sul fronte atlantico.