Caso Rutte, Conte rilancia lo scontro con la Meloni: “Il governo ha coperto i suoi problemi di politica estera”

Giuseppe Conte interviene sul caso Rutte e accusa il governo Meloni per l’uso delle basi americane in Italia.

Giuseppe Conte rilancia l’attacco al governo sul caso Rutte, dopo le dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, sui 500 aerei partiti dalle basi americane presenti in Italia per sostenere gli attacchi all’Iran. Nonostante la smentita del ministero della Difesa, il presidente del Movimento 5 Stelle contesta la linea dell’esecutivo e richiama l’articolo 11 della Costituzione, accusando il governo Meloni di aver assunto un ruolo almeno indiretto in un’operazione militare fuori dal diritto internazionale.

Caso Rutte, Conte richiama l’articolo 11 della Costituzione

La polemica politica nasce dalle parole di Mark Rutte sul ruolo delle basi americane in territorio italiano. Il ministero della Difesa ha chiarito la natura tecnica dei movimenti, ma la spiegazione non ha fermato Giuseppe Conte, che ha spostato il confronto sul piano costituzionale e politico.

“Non esistono trattati o protocolli con Paesi alleati che consentono al governo di violare i principi costituzionali, a cominciare dall’articolo 11 della Carta, secondo cui ‘L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali’”, ha dichiarato il presidente del Movimento 5 Stelle.

Per Conte, il punto non riguarda soltanto la gestione tecnica dei voli o l’esistenza di accordi con gli alleati, ma il limite politico e giuridico entro il quale un governo può muoversi quando sul territorio nazionale operano basi straniere. La questione, nella sua lettura, investe direttamente la responsabilità dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

L’affondo contro Meloni e la lettura delle parole di Rutte

Secondo Conte, le parole del segretario generale della Nato avrebbero avuto un effetto politico preciso, mettendo in difficoltà la premier sul fronte interno dopo giorni di ricostruzioni e smentite.

“Il Segretario della Nato – aggiunge Conte – ha voluto sottolineare il ruolo strategico avuto dall’Italia nella guerra all’Iran, così da creare un clima più sereno tra Washington e Roma. Ma così ha sollevato il velo dell’ipocrisia su questa vicenda, e soprattutto ha scoperto Meloni sul piano interno”.

L’ex presidente del Consiglio contesta anche il paragone circolato tra Giorgia Meloni e Bettino Craxi, richiamato in relazione al precedente di Sigonella. A giudizio di Conte, quella rappresentazione sarebbe stata usata dal governo per rafforzare l’immagine di autonomia dell’esecutivo nei rapporti con gli Stati Uniti.

“Le sue parole – ha proseguito Conte – hanno spazzato via le favolette con cui il governo aveva alimentato la narrazione della premier come nuova Craxi, paragonandola all’ex premier socialista che negò l’uso della base di Sigonella agli Stati Uniti. Una sciocca invenzione a cui l’esecutivo si era aggrappato, per cercare di coprire i suoi problemi sulla politica estera”.

Crosetto, le basi Usa e l’accusa sulla guerra in Iran

Nel mirino del leader del Movimento 5 Stelle finisce anche la spiegazione del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha parlato di “gestione tecnica di accordi di cui si occupano le strutture tecniche della Difesa e non di scelte politiche che variano”.

Conte respinge questa impostazione e sostiene che nessun accordo possa giustificare un coinvolgimento italiano, anche indiretto, in operazioni militari considerate fuori dal diritto internazionale.

“Nessun trattato può consentire a un governo di contribuire a una battaglia o attacchi al di fuori del diritto internazionale, come quello contro l’Iran. Questo governo ha partecipato quantomeno in modo indiretto a una guerra illegale. Questo è un fatto”.

L’ex premier collega poi la vicenda alla linea complessiva dell’esecutivo nei rapporti con Washington e nella gestione delle crisi internazionali. “Ma d’altronde – la chiosa dell’ex premier – stiamo pagando la nostra ambiguità con Washington, e quella frase di Meloni, ‘non condanno e condivido’, sull’operazione Epic Fury. Oltre al fatto di aver dato sostegno al genocidio a Gaza”.

La polemica sul caso Rutte resta quindi aperta sul piano politico. Da una parte il governo, che ha ricondotto i voli a una dimensione tecnico-logistica; dall’altra Conte, che contesta la sufficienza di questa spiegazione e chiede di valutare il ruolo dell’Italia alla luce dei principi costituzionali e del diritto internazionale.

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