Domenico Arcuri chiede di essere ascoltato dalla commissione Covid e conferma un incontro recente con Giuseppe Conte.
Domenico Arcuri torna al centro del caso legato alla commissione Covid e alle forniture durante l’emergenza sanitaria. L’ex commissario straordinario all’Emergenza Covid ha confermato di aver incontrato Giuseppe Conte il 18 giugno scorso, il giorno successivo alla sua convocazione in commissione, e ha dichiarato di essere pronto a essere ascoltato in forma testimoniale. Una posizione che riapre il confronto politico e istituzionale sul ruolo dell’ex presidente del Consiglio e sui rapporti avuti con l’allora commissario durante la pandemia.
Arcuri e la commissione Covid, la richiesta di essere ascoltato
Domenico Arcuri ha spiegato di non avere alcuna difficoltà a comparire davanti alla commissione Covid. L’ex commissario ha infatti dichiarato: “Sono pronto a dire tutto, alla commissione Covid o alla “Verità””. Una frase che conferma la volontà di fornire documenti e chiarimenti su una stagione ancora al centro di verifiche parlamentari e polemiche politiche.
Il punto più delicato riguarda l’incontro con Giuseppe Conte, avvenuto il 18 giugno. Arcuri ha riferito: “Ho visto Giuseppe Conte il 18 giugno scorso”. La data è significativa perché arriva subito dopo la convocazione dell’ex commissario davanti alla commissione. In quella fase, il Movimento 5 Stelle avrebbe preferito un’audizione in forma libera, quindi senza l’obbligo testimoniale di dire la verità.
Dopo quell’incontro, Arcuri ha inviato una lettera al presidente della commissione, Marco Lisei, nella quale ha chiarito la propria disponibilità a essere sentito secondo le modalità previste dalla normativa. Nel testo si legge: “Non sussiste da parte del sottoscritto alcun problema né alcun impedimento ad essere sentito nella forma dell’audizione testimoniale, come peraltro previsto dalla vigente normativa, fornendo il più adeguato materiale probatorio”.
Il nodo Conte e il confronto politico
La vicenda chiama direttamente in causa Giuseppe Conte, oggi leader del Movimento 5 Stelle e componente della commissione Covid. Da mesi il presidente Marco Lisei sostiene che l’ex presidente del Consiglio dovrebbe essere ascoltato sui fatti della pandemia, ma la sua posizione di membro della commissione rende il passaggio più complesso.
Secondo Lisei, la strada sarebbe quella delle dimissioni temporanee dalla commissione, così da consentire l’audizione e poi un eventuale rientro. “Deve dimettersi, farsi interrogare e tornare in commissione”, ha ripetuto il presidente della commissione. L’esponente di Fratelli d’Italia ha aggiunto che anche i presidenti di Camera e Senato avrebbero fatto comprendere la praticabilità di questa soluzione.
Al centro delle domande resta il contenuto del colloquio tra Conte e Arcuri. Il tema più sensibile riguarda le forniture di mascherine durante l’emergenza sanitaria, in particolare l’appalto da 1,25 miliardi di euro per 800 milioni di dispositivi provenienti dalla Cina e le commissioni da circa 200 milioni finite nel mirino delle contestazioni politiche e giornalistiche. Arcuri, però, è stato archiviato dalle accuse che lo avevano coinvolto.
Il rapporto tra Arcuri e Conte dopo l’emergenza
Domenico Arcuri ha ricostruito anche il rapporto personale con Giuseppe Conte, nato durante gli anni di governo e poi proseguito dopo la fine dell’esperienza commissariale. L’ex amministratore delegato di Invitalia ha spiegato: “Quando Conte è diventato presidente del Consiglio, io non l’avevo mai visto in vita mia. Abbiamo collaborato per questioni legate al Mezzogiorno per il mio ruolo di amministratore delegato di Invitalia. Quando mi ha chiesto di fare il commissario ho accettato e abbiamo stabilito, come con tutti gli attori di quella stagione, un rapporto di consuetudine. Lo chiami lei come vuole. Dopodiché, viste le tristi vicende che mi hanno colpito, diciamo che questo rapporto di consuetudine e di collaborazione si è trasformato in un rapporto di amicizia”.
Arcuri ha escluso che negli incontri con Conte vi siano appuntamenti fissi o ricorrenti, spiegando il senso del loro legame: “No, non lo vedo da molti anni, con Conte ci capita di vederci, ma non è che abbiamo appuntamenti fissi, né ricorrenti. Con lui parliamo di tutto e di niente come persone che hanno condiviso una stagione brutta, e noi solo sappiamo quanto brutta, e che si sentono ingiustamente perseguitati”.
L’ex commissario ha ribadito di voler parlare e di avere materiale da mettere a disposizione. La sua posizione è netta: “Con tutto quello che mi è successo, secondo lei, ho problemi ad andare in escussione testimoniale? Se non lo faranno, mi sentirò libero di venire da voi e dire ciò che voglio”.
