Mascherine dalla Cina, nuove carte della Guardia di Finanza indicano l’aumento dei costi di spedizione nella commessa da 1,2 miliardi.
La maxi commessa sulle mascherine dalla Cina, acquistate durante l’emergenza Covid dal commissario straordinario Domenico Arcuri, torna al centro dell’attenzione per un dettaglio contenuto nelle note della Guardia di Finanza del 2 aprile 2021 e del 14 giugno 2021. Secondo gli atti dell’inchiesta sulla presunta frode nelle pubbliche forniture, poi conclusa senza conseguenze penali per gli indagati citati, i costi di trasporto dei dispositivi di protezione sarebbero aumentati in pochi giorni, incidendo ulteriormente su una fornitura complessiva da 1,2 miliardi di euro. La vicenda riguarda l’acquisto di mascherine considerate non conformi, con prezzi superiori rispetto ad altre offerte che avrebbero incluso anche la spedizione.
Mascherine dalla Cina, il nodo dei costi di spedizione
Dalle carte investigative emerge un passaggio ritenuto rilevante: alcune offerte alternative sarebbero state più vantaggiose e avrebbero previsto il trasporto incluso. Tra queste viene richiamata una comunicazione del senatore Stefano Mallegni, inviata il 24 marzo 2020 al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al capo della Protezione civile Angelo Borrelli e al commissario Domenico Arcuri.
Nella lettera venivano proposte mascherine FFP2 a 70 centesimi al pezzo, trasporto incluso. Il confronto indicato negli atti riguarda il prezzo poi pagato ai fornitori cinesi, pari a 2,20 euro per singolo dispositivo in una procedura di affidamento diretto. Secondo la ricostruzione contenuta nelle carte, l’affidamento sarebbe stato registrato il giorno successivo, mentre la fattura risulterebbe emessa due giorni prima dell’ufficialità della commessa.
Un altro aspetto riguarda i pagamenti. Nelle risultanze investigative viene evidenziato come il gruppo d’affari italo-cinese avrebbe ottenuto pagamenti con la merce ancora in Cina, nonostante altre richieste fossero state respinte proprio perché prevedevano anticipi.
Le mail tra Tommasi, Benotti e la struttura commissariale
Il dettaglio più delicato riguarda gli scambi di posta elettronica acquisiti sui dispositivi sequestrati. In una mail del 28 marzo 2020 tra l’imprenditore Andrea Tommasi e Antonio Fabbrocini, vice di Arcuri e responsabile unico del procedimento, la Guardia di Finanza rileva una prima quantificazione dei costi di spedizione.
Nella nota si legge che “Tommasi” “ha quantificato in 0,05 il costo della spedizione delle mascherine FFP2/KN95 e in 0,02 il costo di spedizione delle mascherine chirurgiche”. La stessa comunicazione, secondo quanto sottolineato dagli investigatori, non sarebbe stata esibita dalla struttura commissariale durante l’attività di polizia giudiziaria.
Pochi giorni dopo, il 6 aprile 2020, Mario Benotti, figura centrale del gruppo d’affari per i rapporti con Domenico Arcuri, avrebbe inviato una mail al Rup Fabbrocini e a Silvia Fabrizi, della struttura commissariale, allegando una fattura proforma della società Wenzhou Light. La fattura indicava 34 milioni di euro per l’arrivo in Italia di 10 milioni di mascherine FFP3 al costo di 2,92 euro al pezzo, con l’aggiunta di 0,48 euro per il trasporto, fino a un totale di 3,40 euro cadauna.
Due ore più tardi, sempre secondo gli atti, sarebbe arrivata un’altra mail, inviata da Andrea Tommasi, con una fattura proforma della stessa Wenzhou Light da 216 milioni di euro per 100 milioni di mascherine FFP2 a 2,16 euro ciascuna, più 38 centesimi per il trasporto.
La nota della Guardia di Finanza sull’aumento in pochi giorni
Le società indicate nella fornitura sono Wenzhou Light, Luokai Trade e Wenzhou Moon-Ray, destinatarie dell’affidamento diretto per l’importazione dei dispositivi dalla Cina. Il punto centrale, per gli investigatori, è la variazione dei costi applicati alla spedizione in un arco temporale molto ristretto.
Nella nota della Guardia di Finanza viene riportato che “Dallo scambio mail tra Tommasi, Benotti e la Struttura commissariale” “è possibile rilevare come i costi di trasporto delle mascherine dalla Cina all’Italia siano in pochi giorni aumentati”.
Il confronto indicato è netto: per le FFP2, il costo di trasporto sarebbe passato da 0,05 euro del 28 marzo a 0,38 euro del 6 aprile. Un incremento che si inserisce nella più ampia vicenda delle forniture di dispositivi di protezione durante la fase più drammatica della pandemia, quando l’Italia cercava mascherine in tempi rapidi mentre ospedali, operatori sanitari e cittadini affrontavano l’emergenza sanitaria.
