Pelù urla “Viva l’Italia antifascista”, Testa replica: “Concerto trasformato in comizio”

Piero Pelù divide il pubblico a Pescara dopo interventi politici dal palco: il deputato Guerino Testa contesta la politicizzazione del concerto.

Un concerto dei Litfiba al Porto Turistico di Pescara si è trasformato in un caso politico dopo gli interventi dal palco di Piero Pelù, che tra un brano e l’altro ha affrontato temi pubblici e ideologici, fino a sventolare la bandiera italiana e gridare: “Viva l’Italia libera e antifascista. Questa è la nostra storia. Non vi offendete: è semplicemente la nostra storia”. L’esibizione, pensata come appuntamento musicale per il pubblico presente, ha provocato la reazione immediata del deputato di Fratelli d’Italia Guerino Testa, anche lui tra gli spettatori, che ha accusato l’artista di aver trasformato la serata in una sequenza di messaggi politici. La polemica si è poi allargata ai commenti degli spettatori, divisi tra chi difende la libertà espressiva del cantante e chi sostiene di essersi trovato davanti a un’impostazione lontana dalle aspettative di un concerto.

Piero Pelù e il concerto diventato caso politico

La serata di Pescara doveva essere una normale tappa musicale dei Litfiba, band legata alla storia artistica di Piero Pelù e a un repertorio che da decenni accompagna più generazioni di ascoltatori. Durante l’esibizione, però, il cantante fiorentino ha scelto di alternare le canzoni a interventi dal contenuto politico e sociale, portando sul palco posizioni nette e richiami alla memoria antifascista.

Il passaggio più discusso è arrivato quando Pelù ha sventolato la bandiera italiana davanti al pubblico, accompagnando il gesto con una frase destinata a diventare il centro della polemica: “Viva l’Italia libera e antifascista. Questa è la nostra storia. Non vi offendete: è semplicemente la nostra storia”. Parole che una parte dei presenti ha accolto come una rivendicazione coerente con il profilo pubblico dell’artista, da sempre abituato a esprimersi anche su temi civili e politici.

Per altri spettatori, invece, la scelta ha superato il confine tra concerto e intervento ideologico. Il punto contestato non riguarda solo la singola frase, ma la ripetizione di interventi tra un brano e l’altro, percepiti da alcuni come una trasformazione della serata musicale in un appuntamento dal tono politico. È proprio su questo aspetto che si è concentrata la critica di Guerino Testa.

Guerino Testa contro Pelù: “La cultura dovrebbe essere scevra da condizionamenti ideologici”

Il deputato di Fratelli d’Italia Guerino Testa, presente al concerto, ha espresso una dura contestazione nei confronti dell’artista. “Ancora una volta la cultura, in questo caso musicale, viene politicizzata”, ha dichiarato, sostenendo che a Pescara Piero Pelù avrebbe intervallato i brani “con pensieri politici più ideologizzanti che concreti”.

Il parlamentare ha poi aggiunto: “La cultura dovrebbe essere scevra da condizionamenti ideologici”. La sua critica si inserisce in un tema ricorrente nel confronto pubblico italiano: il ruolo degli artisti quando utilizzano il palco non solo per esibirsi, ma anche per comunicare idee, prese di posizione e giudizi sull’attualità politica.

Testa ha insistito soprattutto sulla distanza tra chi sale su un palco e chi assiste allo spettacolo, sostenendo che il pubblico dovrebbe poter ascoltare musica senza essere guidato verso una posizione politica. “Continuiamo a vedere persone sicuramente ben pagate, che conducono una vita senza privazioni, dirci cosa fare e come fare secondo le loro ideologie, per lo più teoriche. È come se uno scienziato durante un convegno si mettesse a fare proclami ideologici”, ha affermato.

Il deputato ha poi chiarito il senso della sua posizione: gli artisti, secondo lui, possono esprimere idee attraverso le proprie canzoni, i testi, gli scritti e le opere, lasciando però al pubblico la possibilità di elaborare liberamente un’opinione. “Hanno le loro canzoni, i loro scritti, le loro opere per dire ciò che pensano, lasciando al pubblico la libertà di farsi una propria idea. Usiamo la cultura per accrescere il sapere e non per professare una posizione politica”, ha aggiunto.

Le reazioni del pubblico e il richiamo a De Gregori

Nella sua critica, Guerino Testa ha citato anche Francesco De Gregori, richiamando una posizione attribuita al cantautore sul ruolo dell’artista. “Ha ragione De Gregori quando rifiuta fermamente l’idea dell’artista come ‘santone’ o educatore politico”, ha detto il deputato, contrapponendo così una visione più distaccata del musicista a quella dell’artista che interviene direttamente nel confronto pubblico.

La discussione non è rimasta confinata alla politica. Dopo il concerto, diversi spettatori hanno espresso giudizi molto duri. Un utente ha scritto: “È stato veramente scandaloso. Ho preferito andare via. Un vero comizio”. Un altro, pur dichiarandosi fan di Pelù, ha sostenuto che al cantante “gli si perdona tutto”, rimproverandogli però gli interventi su temi come il patriarcato, la guerra in Ucraina e le critiche al governo.

Tra i commenti più circolati, alcuni hanno usato anche l’ironia, richiamando il celebre brano interpretato da Piero Pelù con Jovanotti e Ligabue. Uno spettatore ha sintetizzato così il proprio dissenso: “Il mio nome è mai più. A un concerto di Pelù”.

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