Il Ministro belga Francken difende Meloni da Trump: “È la regina del centrodestra europeo”

Il ministro belga Theo Francken difende Giorgia Meloni dagli attacchi di Donald Trump e rilancia il peso politico della premier in Europa.

Il caso tra Donald Trump e Giorgia Meloni arriva dentro i rapporti delicati tra Stati Uniti, Italia ed Europa, mentre il ministro della Difesa belga Theo Francken prende apertamente le parti della presidente del Consiglio dopo l’ironia del presidente americano sulla necessità di un ordine restrittivo nei confronti della leader di Fratelli d’Italia. Le parole del ministro belga spostano la vicenda dal terreno della provocazione personale a quello politico, perché arrivano mentre l’Europa discute di difesa, autonomia militare e rapporto strategico con Washington.

Meloni difesa da Theo Francken dopo l’attacco di Trump

Theo Francken ha scelto una formula netta per intervenire sul caso. “Ovviamente abbiamo bisogno di Trump come alleato, ma lasci stare Meloni”, ha detto il ministro della Difesa belga, aggiungendo una definizione destinata a pesare nel confronto politico europeo: “È la regina del centrodestra in Europa. È lei la leader. Lasciatela in pace”.

Il passaggio più rilevante non riguarda solo la solidarietà personale alla premier italiana. Francken colloca Giorgia Meloni al centro del campo conservatore europeo, riconoscendole un ruolo di guida in un’area politica che guarda con attenzione tanto ai rapporti con gli Stati Uniti quanto alla costruzione di una difesa europea più solida.

Il ministro belga ha poi ribadito il suo apprezzamento per la presidente del Consiglio: “La adoro, è una conservatrice, totalmente sulla nostra stessa linea…e poi si litiga per cosa? Per una foto!”. La frase richiama l’origine della tensione con Trump, legata alle immagini e alle provocazioni social che hanno accompagnato gli ultimi passaggi pubblici tra il presidente americano e la premier italiana.

La difesa di Meloni assume così un valore politico più ampio. Non si limita a respingere una battuta di Trump, ma segnala anche il tentativo di una parte del centrodestra europeo di proteggere una figura considerata ormai centrale nei rapporti tra governi conservatori, istituzioni europee e alleanza atlantica.

Il nodo della difesa europea e il rapporto con gli Stati Uniti

Nello stesso intervento, Theo Francken ha chiarito un punto decisivo: l’Europa non può permettersi una rottura con Donald Trump e con gli Stati Uniti, almeno sul piano militare. Secondo il ministro belga, serviranno “da cinque a dieci anni” per sviluppare capacità militari convenzionali oggi garantite in larga parte dal sostegno americano.

È questo il passaggio che rende la vicenda più delicata. Da una parte c’è la necessità di difendere Giorgia Meloni da un attacco considerato fuori misura. Dall’altra c’è la consapevolezza che l’Europa dipende ancora in modo significativo dalla protezione militare statunitense, soprattutto in uno scenario internazionale segnato da tensioni e richieste crescenti di investimenti nella sicurezza.

Francken ha collegato il caso anche alla necessità di rafforzare il mercato unico europeo della difesa. Il ministro ha chiesto di limitare il ricorso alle deroghe nazionali negli appalti militari, cioè quelle eccezioni che permettono ai singoli Stati di privilegiare le proprie industrie interne. “Voglio vedere un mercato unico per tutto”, ha affermato, definendo “totalmente protezionistico” un uso eccessivo delle deroghe.

Il tema è centrale per l’Unione europea. Una difesa comune più forte richiede investimenti coordinati, acquisti più integrati e una riduzione della frammentazione industriale tra i Paesi membri. In questo quadro, la posizione di Francken punta a tenere insieme due esigenze: mantenere il legame con Washington e accelerare la costruzione di una capacità europea autonoma.

Calenda attacca Trump e il caso diventa politico

Nel confronto è entrato anche Carlo Calenda, che ha usato parole durissime nei confronti del presidente americano. “Trump è un malato mentale, è ormai accertato. Non ha misura, giudica gli altri sulla base dell’asservimento alle sue volontà. Ha un approccio da follie dell’imperatore”, ha dichiarato il leader di Azione.

Calenda ha poi interpretato lo scontro come una reazione di Trump al mancato allineamento della premier italiana. “Pensava di trovarsi davanti la sua cheerleader, così non è stato e questa cosa lo manda ai pazzi. E va a onore del premier italiano”.

Le dichiarazioni del leader di Azione mostrano come il caso non resti confinato ai rapporti personali tra Trump e Meloni, ma diventi un terreno di confronto interno alla politica italiana. La premier, pur appartenendo alla stessa famiglia politica conservatrice del presidente americano, viene descritta da più parti come una leader intenzionata a preservare il proprio profilo istituzionale e a non farsi trascinare sul piano della provocazione.

Il sostegno di Theo Francken conferma inoltre che la figura di Giorgia Meloni viene osservata con attenzione anche fuori dall’Italia. Per il ministro belga, la presidente del Consiglio non è soltanto la leader del governo italiano, ma uno dei principali riferimenti del centrodestra europeo. Proprio per questo, l’attacco di Trump non viene letto come una semplice battuta, ma come un episodio capace di incidere sui rapporti tra alleati in una fase in cui Europa, Nato e Stati Uniti hanno bisogno di coordinamento politico e militare.

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