Bufera sul candidato Sindaco del Pd Pacini: “I fascisti si combattono alle urne e coi fucili”

Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1 di Milano, parla di “fucili” contro i fascisti: ora il Pd è chiamato a chiarire.

Le parole pronunciate da Lorenzo Pacini, assessore al Verde, alla Casa e alle Politiche giovanili del Municipio 1 di Milano, aprono un caso politico nel Partito democratico. Intervenendo alla trasmissione La Zanzara, il trentenne ha evocato anche l’uso dei “fucili” nella lotta contro i fascisti, andando ben oltre il normale confronto politico.

«Noi non siamo oscurantisti. Noi i fascisti li combattiamo alle urne e poi a un certo punto se serve, se servirà, coi fucili. E così vi abbiamo sconfitto in modo definitivo», ha dichiarato Pacini nel corso della trasmissione.

L’esponente politico milanese, iscritto al Pd, non ricopre soltanto un incarico municipale. Ha infatti annunciato la volontà di candidarsi a sindaco di Milano attraverso il progetto civico “La Rivoluzione di Milano”, chiedendo lo svolgimento delle primarie di coalizione in vista delle prossime elezioni comunali.

Proprio questa prospettiva rende le sue dichiarazioni ancora più rilevanti. Non si tratta delle parole di un semplice militante, ma di quelle di un amministratore pubblico che ambisce a guidare una delle città più importanti d’Italia.

Lorenzo Pacini e le frasi sui fascisti pronunciate alla Zanzara

Durante l’intervento radiofonico, Pacini ha insistito sul tema della contrapposizione al fascismo, utilizzando espressioni che ora potrebbero costringere il Partito democratico a una presa di posizione.

«Siete già stati sconfitti una volta e verrete sconfitti altre mille volte. Bisogna capire quanto tempo potrete ancora parlare e dire le vostre stronzate, finché a un certo punto verrete fermati. Secondo me democraticamente, finché c’è la democrazia, poi ci sono altri modi per ricacciarvi indietro. E l’abbiamo fatto una volta e abbiamo vinto», ha aggiunto.

Il riferimento è alla lotta partigiana e alla sconfitta del fascismo, ma il passaggio sui “fucili” sposta il confronto su un terreno particolarmente delicato. Il punto politico non riguarda soltanto il richiamo storico alla Resistenza, ma l’ipotesi di ricorrere alla violenza qualora, secondo l’assessore, gli strumenti democratici non fossero più sufficienti.

Resta inoltre da chiarire chi siano, nel ragionamento di Pacini, i “fascisti” contro i quali sarebbe necessario intervenire. La definizione non è stata circoscritta e potrebbe quindi comprendere indistintamente avversari politici, esponenti della destra o persone considerate lontane dall’antifascismo militante.

Il silenzio del Pd e la candidatura a sindaco di Milano

Le dichiarazioni chiamano direttamente in causa i vertici del Pd, a partire dalla segretaria Elly Schlein. Il partito dovrà decidere se prendere formalmente le distanze dalle parole dell’assessore o considerarle una provocazione maturata all’interno di un confronto radiofonico particolarmente acceso.

La posizione di Pacini è resa più delicata dalla sua autocandidatura a sindaco. Il progetto “La Rivoluzione di Milano” si presenta come una proposta fortemente orientata a sinistra, con l’obiettivo dichiarato di incidere sulle politiche della città e di partecipare alle eventuali primarie del centrosinistra.

L’assessore ha più volte assunto posizioni radicali sui principali temi cittadini, dall’ambiente alla casa, passando per le politiche giovanili e la mobilità. Le sue iniziative e la partecipazione a manifestazioni di protesta lo hanno già reso un volto riconoscibile nell’area più movimentista della sinistra milanese.

Tra gli episodi ricordati figura la partecipazione, il 27 gennaio 2024, a una manifestazione in favore della Palestina e contro Israele, organizzata nel Giorno della Memoria nonostante il divieto disposto per i cortei previsti in quella giornata. In quell’occasione si verificarono anche tensioni tra manifestanti e forze dell’ordine.

Pacini ha inoltre preso parte a una manifestazione contro le Olimpiadi Milano-Cortina, durante la quale alcuni partecipanti lanciarono petardi e fuochi d’artificio verso gli agenti. La sua presenza alle proteste non dimostra un coinvolgimento diretto negli scontri, ma contribuisce a definire il profilo politico di un amministratore vicino ai movimenti antagonisti.

La richiesta di chiarimenti dopo il riferimento ai fucili

Il nuovo episodio potrebbe rendere inevitabile un confronto interno al Partito democratico. Le dichiarazioni di un amministratore che parla di possibili metodi diversi da quelli democratici pongono infatti un problema di compatibilità con il ruolo istituzionale ricoperto.

Il passaggio centrale resta quello in cui Pacini sostiene che i fascisti debbano essere combattuti prima alle urne e, qualora fosse necessario, “coi fucili”. Una frase che rischia di essere interpretata non come semplice richiamo storico, ma come giustificazione preventiva della violenza politica.

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