Caso Mario Roggero, Annalisa Chirico critica la condanna definitiva. Antonio Caprarica risponde: «Nessuna esasperazione può giustificare un delitto».
La condanna definitiva di Mario Roggero divide politica e informazione. Nello studio di 4 di Sera, su Rete 4, Annalisa Chirico e Antonio Caprarica si sono confrontati duramente sulla pena di 14 anni e 9 mesi inflitta al gioielliere di Grinzane Cavour, riconosciuto responsabile dell’uccisione di due rapinatori e del tentato omicidio di un terzo.
La Corte di Cassazione ha confermato mercoledì 15 luglio la decisione della Corte d’Assise d’Appello. I fatti risalgono al 2021, quando Roggero sparò contro i tre uomini dopo la rapina avvenuta nella sua gioielleria. Secondo la ricostruzione accolta nei diversi gradi di giudizio, i rapinatori si stavano allontanando con il bottino e il pericolo non era più attuale nel momento in cui furono esplosi i colpi.
Poco prima di consegnarsi alle forze dell’ordine, il gioielliere settantaduenne ha registrato un video nel quale ha affidato ai sostenitori il compito di proseguire la sua battaglia.
«È arrivato il momento di passarvi il testimone per portare avanti una legge contro le ingiustizie e contro una criminalità sempre più dilagante. Sarete voi la mia voce».
Roggero ha poi descritto gli ultimi momenti trascorsi con i familiari prima dell’ingresso in carcere: «I giudici hanno voluto darmi l’ergastolo, sto passando gli ultimi minuti con i miei familiari. Ringrazio chi mi ha supportato materialmente e mentalmente».
Annalisa Chirico sul caso Roggero: «Confligge con il buon senso»
Durante il programma condotto da Francesco Vecchi, Annalisa Chirico, direttrice responsabile di Fortune Italia, ha criticato il margine interpretativo riconosciuto ai magistrati nell’applicazione delle norme sulla legittima difesa.
«I giudici hanno ancora troppo margine di discrezionalità e qui siamo di fronte a un caso che confligge con il buon senso», ha dichiarato.
Secondo la giornalista, nella vicenda si sarebbe verificato un rovesciamento dei ruoli, «per cui la vittima è diventata il carnefice». La sua posizione parte dalla condizione vissuta da chi subisce una rapina all’interno della propria attività e si trova costretto a reagire in pochi istanti, sotto una forte pressione emotiva e con il timore per la propria incolumità.
La stessa Chirico ha però riconosciuto che i giudici hanno applicato le norme vigenti. Il punto decisivo è rappresentato dai requisiti richiesti per riconoscere la legittima difesa: l’attualità del pericolo e la proporzione tra la minaccia subita e la reazione.
Nel caso di Roggero, i magistrati hanno ritenuto che i rapinatori fossero ormai in fuga e che la minaccia immediata fosse cessata. Da questa valutazione è derivata l’esclusione della scriminante e la condanna per i colpi esplosi durante l’inseguimento.
La posizione espressa da Chirico è stata definita dalla stessa giornalista «intransigente» e vicina a un’impostazione «americana»: chi entra nella proprietà altrui con l’intenzione di commettere un reato dovrebbe essere consapevole di esporsi alle possibili conseguenze della reazione della vittima.
Caprarica replica: «Bisogna rispettare le istituzioni»
Di segno opposto l’intervento di Antonio Caprarica. Il volto storico della Rai ha invitato a non trasformare il caso individuale in una giustificazione generale dell’eccesso di legittima difesa.
«Bisogna rispettare le istituzioni che amministrano la giustizia: se tre corti hanno confermato la condanna, con tutta la comprensione che ho per questa famiglia, bisogna anche dire che non possiamo trasformare le nostre strade in un Far West».
Per Caprarica, la comprensione nei confronti di un commerciante sottoposto a una rapina non può portare a ignorare i limiti imposti dalla legge. La tutela della proprietà e della sicurezza personale deve convivere con il divieto di reagire quando il pericolo è ormai cessato.
Il giornalista ha sintetizzato la propria posizione con parole molto nette: «Non c’è nessuna esasperazione al mondo che possa giustificare un delitto».
La replica si concentra dunque sulla necessità di rispettare le decisioni pronunciate dai giudici in tre diversi gradi di giudizio. La condanna definitiva, secondo questa lettura, non nega la gravità della rapina subita da Roggero, ma distingue il momento dell’aggressione dalla condotta successiva del gioielliere.
Il mancato pentimento e la battaglia politica sulla legittima difesa
Caprarica ha indicato anche un ulteriore elemento che, a suo giudizio, aiuta a comprendere la decisione dei magistrati: «Roggero non ha mai mostrato alcuna forma di pentimento o di consapevolezza dell’errore».
La pena definitiva di 14 anni e 9 mesi è inferiore rispetto ai 17 anni di reclusione stabiliti in primo grado dalla Corte d’Assise, ma resta particolarmente pesante anche in considerazione dell’età del condannato. Per questo motivo la vicenda ha immediatamente assunto una dimensione politica.
Esponenti del centrodestra, tra cui Matteo Salvini e Roberto Vannacci, hanno criticato la sentenza e sostenuto pubblicamente il gioielliere. Il caso ha riaperto il confronto sulla legittima difesa, sul diritto dei commercianti a proteggersi e sui confini entro i quali una reazione armata può essere considerata lecita.
