Tommaso Cerno contro la condanna di Roggero: “È la vittoria del crimine sullo Stato”

Tommaso Cerno attacca la condanna di Mario Roggero e denuncia l’incapacità dello Stato di proteggere chi subisce rapine e intimidazioni.

La conferma della condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per Mario Roggero provoca una durissima reazione di Tommaso Cerno. Intervenuto al Tg4, il direttore de Il Giornale ha definito la decisione giudiziaria «la vittoria del crimine», accusando lo Stato di non avere protetto il gioielliere e la sua famiglia dalle minacce e dalle rapine subite negli anni.

La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise d’Appello, escludendo che nella condotta di Roggero ricorressero gli estremi della legittima difesa. Il gioielliere, oggi settantaduenne, il 28 aprile 2021 sparò contro tre rapinatori che avevano fatto irruzione nel suo negozio, uccidendone due e ferendo il terzo.

Dopo la decisione definitiva, Matteo Salvini ha annunciato un’iniziativa per chiedere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella la concessione della grazia. Roggero aveva inizialmente manifestato l’intenzione di costituirsi già in serata, ma avrebbe poi deciso di attendere ancora per trascorrere del tempo con i propri familiari.

Tommaso Cerno sulla condanna di Mario Roggero

Nel suo intervento televisivo, Cerno ha contestato apertamente il significato della sentenza, sostenendo che possa trasmettere un messaggio pericoloso a chi compie rapine ai danni di attività commerciali.

«È la vittoria del crimine su uno Stato che è mancato tutte le volte che Roggero ha ricevuto intimidazioni, rapine, tentativi di violenza contro di lui e la sua famiglia, e con questa sentenza esemplare a rovescio sta dando a tutto il crimine, che ogni giorno, in ogni istante, anche mentre noi andiamo in onda, si presenta all’interno di supermercati, gioiellerie e tabaccai, dicendo “la legge sta dalla nostra parte”, e parlo di fatti di cronaca che avvengono in queste ore, ragione», ha dichiarato il direttore de Il Giornale.

La critica di Cerno non si concentra soltanto sull’entità della pena. Il giornalista mette in discussione la capacità dello Stato di distinguere, nella propria valutazione politica e sociale, tra chi entra in un’attività commerciale per commettere una rapina e chi reagisce dopo essere stato esposto a un pericolo.

La decisione giudiziaria riguarda però la specifica dinamica dei fatti e la condotta tenuta da Roggero dopo l’irruzione nel negozio. La conferma della condanna da parte della Cassazione rende definitiva la valutazione compiuta nei precedenti gradi di giudizio.

L’attacco allo Stato e la difesa del gioielliere

Nel passaggio successivo, Cerno ha insistito sul pericolo vissuto dal commerciante e dai suoi familiari, criticando l’idea che una persona minacciata possa valutare con lucidità ogni limite della propria reazione.

«Uno Stato che condanna, come fosse un criminale, una persona sottoposta a rischio di morte per se stesso e per la famiglia, non distinguendo chi si difende dal criminale, ma mettendo l’idea di un eccesso di difesa come se la vita avesse un eccesso, come se vivere, sopravvivere e lavorare con la propria famiglia avesse dei confini determinabili, come se noi potessimo ragionare in quel momento su che cosa dobbiamo fare per fare il bene di un delinquente, due delinquenti o tre delinquenti che attentano alla nostra vita».

Il direttore ha quindi trasformato il caso individuale in una battaglia politica più ampia sulla sicurezza di gioiellieri, tabaccai e titolari di supermercati. Si tratta di categorie particolarmente esposte alle rapine e chiamate spesso a lavorare in luoghi nei quali possono essere presenti denaro contante, beni preziosi o merci facilmente rivendibili.

La legittima difesa, tuttavia, non viene riconosciuta automaticamente per il solo fatto che una persona abbia subito una rapina. I giudici devono ricostruire il momento nel quale sono stati esplosi i colpi, verificare se il pericolo fosse ancora attuale e valutare la proporzione tra la minaccia e la reazione. Nel caso di Roggero, i magistrati hanno escluso la presenza delle condizioni necessarie per applicare quella scriminante.

Cerno rilancia la battaglia: «Tutti i Roggero siano liberi»

La conclusione dell’intervento di Cerno è stata ancora più netta. Il giornalista ha annunciato l’intenzione di sostenere chi reagisce contro i rapinatori e ha utilizzato parole molto dure anche nei confronti degli autori di simili reati.

«Beh, la mia battaglia sarà quella che tutti i Roggero siano liberi e quei rapinatori siano in carcere, se sono ancora vivi, oppure, se sono morti, che i funerali non siano a spese del nostro Paese», ha concluso.

Le parole del direttore arrivano mentre prende forma l’iniziativa politica per ottenere la grazia. La concessione del provvedimento spetta al presidente della Repubblica e non cancella l’accertamento della responsabilità compiuto dai giudici. Può invece intervenire sulla pena, dopo una valutazione che tiene conto delle caratteristiche del caso, delle condizioni personali del condannato e delle ragioni umanitarie o eccezionali eventualmente rappresentate.

Dopo la pronuncia della Cassazione, il procedimento giudiziario è arrivato alla conclusione. La vicenda potrebbe però proseguire sul piano istituzionale attraverso la richiesta rivolta a Mattarella, mentre le dichiarazioni di Cerno riportano al centro dello scontro politico il confine tra legittima difesa, eccesso nella reazione e tutela di chi lavora in attività esposte al rischio di rapine.

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