Attentato a Berlino, Cerno lancia l’allarme: «La Germania è soltanto un trailer»

Tommaso Cerno attacca la sinistra sull’estremismo islamista: «La libertà non è un’ideologia, è un confine invalicabile».

Tommaso Cerno interviene con parole durissime dopo l’attentato islamista al Pride di Berlino, accusando una parte della sinistra europea di non voler riconoscere la contraddizione tra la difesa dei diritti civili e il sostegno politico accordato a movimenti ispirati da ideologie religiose radicali.

Il direttore parte dall’attacco compiuto nella capitale tedesca da Abdul Ballout, il ventunenne che si è lanciato con un furgone contro le persone presenti nei pressi del Pride, provocando un morto e 29 feriti. Le autorità tedesche hanno definito l’azione un atto di terrorismo islamista. Il giovane, già noto per i suoi legami con ambienti estremisti, è stato successivamente ucciso dalla polizia.

Per Cerno, l’attentato dimostra quanto sia pericoloso sottovalutare le componenti totalitarie del radicalismo religioso. Il giornalista contesta soprattutto l’atteggiamento di chi, nel mondo progressista, continuerebbe a rappresentare come vittime anche gruppi e ideologie apertamente ostili ai valori della democrazia liberale.

Cerno sull’attentato al Pride: «La morte nel nome di Allah»

“La morte al Pride. Nel nome di Allah. Per mano di chi oggi la sinistra fa sfilare come vittima e non come carnefice della democrazia liberale”, afferma Cerno.

L’analisi si concentra sul rapporto tra l’Occidente e il radicalismo islamista. Secondo il direttore, una parte della sinistra avrebbe rinunciato a difendere con chiarezza libertà individuali, parità tra uomini e donne e diritti delle persone omosessuali per non mettere in discussione la propria idea di inclusione.

“Piove fango su quel residuo di buon senso che l’Occidente ha barattato con l’ideologia da salotto. Guardate le piazze d’Europa: manifestazioni per la Costituzione e i diritti trasformate in succursali di movimenti che, nei loro Paesi, usano l’arcobaleno e il femminismo come bersaglio e il cappio come legge. Che capolavoro di ipocrisia”, prosegue.

Le sue parole descrivono una contraddizione politica: la partecipazione alle stesse proteste di persone che difendono i diritti civili e di movimenti legati a culture nelle quali l’omosessualità e l’emancipazione femminile vengono contrastate o represse.

Per Cerno, non sarebbe più sufficiente spiegare questa convergenza come una semplice alleanza occasionale fondata sulla critica all’Occidente. Il rischio sarebbe quello di legittimare modelli incompatibili con le libertà che le manifestazioni progressiste dichiarano di voler tutelare.

“La sinistra, dopo trent’anni di tentativi di diventare liberale, è oggi ostaggio di un’anarchia che scambia teocrazia per resistenza e segregazione per folklore. Ed è solo l’inizio”, sostiene il giornalista.

L’attacco di Abdul e il richiamo alla libertà occidentale

Nel suo intervento, Cerno indica l’attentato di Berlino come il punto nel quale le contraddizioni politiche e culturali diventano violenza concreta.

“Ci voleva il gesto di un giovane, Abdul, 21 anni, che come a Modena si schianta con un furgone contro la libertà: contro il simbolo di una ‘libertà’ di plastica, per ricordarci che il nemico non è l’avversario politico interno, ma il totalitarismo che preme ai confini dell’Occidente in crisi”.

L’aggressione avvenuta il 25 luglio vicino al Tiergarten ha interrotto una delle più importanti manifestazioni europee dedicate ai diritti LGBTQ+. Dopo avere investito i passanti, l’attentatore avrebbe aggredito altre persone con un’arma da taglio. La sua fuga si è conclusa il giorno successivo durante un’operazione della polizia nel quartiere berlinese di Spandau.

Secondo Cerno, la minaccia non sarebbe rappresentata soltanto dagli attentatori, ma anche dalla progressiva accettazione di pratiche e principi incompatibili con le libertà costituzionali europee.

“Mentre in certe piazze le donne vengono recintate durante la preghiera, sotto lo sguardo complice di chi chiama ‘integrazione’ l’accettazione dell’incompatibile, l’antagonismo si sposa col radicalismo mediorientale in un abbraccio pericoloso”.

Il giornalista contesta quindi l’idea che qualsiasi comportamento possa essere giustificato in nome del rispetto delle differenze culturali. A suo giudizio, l’inclusione dovrebbe fermarsi quando entrano in discussione la libertà delle donne, la dignità individuale e il diritto di vivere apertamente il proprio orientamento sessuale.

«La Germania è un trailer, l’Italia rischia lo stesso futuro»

La parte conclusiva dell’intervento assume il tono di un avvertimento rivolto direttamente all’Italia. Per Cerno, quanto accaduto in Germania potrebbe anticipare tensioni destinate a manifestarsi anche nel nostro Paese.

“L’Italia che ci aspetta è questo teatro dell’assurdo; la Germania è un trailer. Dal sogno dell’inclusione a tutti i costi si scivola nell’occupazione degli spazi di libertà. Non sappiamo quanto servirà per svegliare gli illusi”.

Il direttore rifiuta l’idea che denunciare il radicalismo islamista significhi attaccare indistintamente tutti i musulmani. Il centro del suo intervento è la necessità di opporsi a qualsiasi ideologia religiosa o politica che pretenda di limitare i diritti riconosciuti dagli ordinamenti liberali.

“Noi, però, non staremo zitti: il silenzio è il burqa del XXI secolo, la censura morale di chi teme la verità. Se piove, staremo sotto l’acqua. La libertà non è un’ideologia: è un confine invalicabile”.

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