Inchiesta sui migranti, arrestato il tesoriere del Pd campano, l’accusa: “Aggiustava i documenti falsi”
Un’inchiesta condotta dalla Procura di Salerno ha portato all’arresto di Nicola Salvati, ex tesoriere del Partito Democratico campano, accusato di essere coinvolto in una rete di falsificazione di documenti per il rilascio di permessi di soggiorno. Secondo le indagini, il commercialista avrebbe avuto un ruolo centrale nel manipolare pratiche per il soggiorno di migranti, in cambio di ingenti somme di denaro. L’indagine ha messo in luce un’operazione che ha visto il coinvolgimento di diversi soggetti operanti nelle province di Salerno e Napoli, con legami anche con la Calabria.
L’inchiesta della Procura di Salerno
Il caso ha preso il via grazie alla collaborazione di Raffaele Nappi, un imprenditore agricolo di Capaccio, che ha rivelato agli investigatori dettagli cruciali sul ruolo di Nicola Salvati e del padre Giuseppe Salvati. Le dichiarazioni di Nappi hanno messo in evidenza che i due commercialisti, attraverso il loro studio a Poggiomarino, erano i principali responsabili della falsificazione di documenti necessari per l’ingresso e la permanenza illegale di cittadini extracomunitari in Italia.
Le indagini hanno svelato che gli immigrati, soprattutto quelli provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea, erano disposti a pagare somme ingenti, fino a 7.000 euro, per ottenere un permesso di soggiorno o un nulla osta al lavoro. Complessivamente, si stimano almeno 2.000 pratiche illegali gestite dai Salvati, che erano parte di un ampio schema di evasione fiscale e riciclaggio di denaro sporco. La Procura di Castrovillari, in Calabria, ha trasferito il fascicolo alla Procura salernitana per competenza territoriale, portando alla scoperta di una vera e propria organizzazione dedita a favorire l’immigrazione clandestina.
Il ruolo centrale dei Salvati nella rete criminale
Secondo gli investigatori, i Salvati erano il cuore di questa rete criminale, svolgendo un ruolo determinante nella falsificazione di documenti, nella redazione di false fatture e nell’artificioso aumento del volume d’affari legato alle pratiche di immigrazione. In particolare, Nicola Salvati e suo padre erano coinvolti nella modifica e correzione dei documenti per facilitare il buon esito delle istanze di soggiorno e lavoro. L’indagine ha anche svelato che i due erano in contatto con altri soggetti, come Catello Cascone, per il riciclaggio dei soldi illeciti derivanti da queste operazioni fraudolente.
Le intercettazioni telefoniche hanno fornito ulteriore prova del “coinvolgimento stabile e duraturo” dei Salvati nell’organizzazione, che gestiva un flusso continuo di pratiche false. L’arresto di Nicola Salvati, avvenuto a seguito di una sospensione dal suo incarico politico, segna un punto cruciale nell’inchiesta che potrebbe avere ripercussioni importanti sul fronte della lotta contro l’immigrazione irregolare e la criminalità economica.
