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Orbán contro il Pride di Budapest: “Uno spettacolo ripugnante”. E Bruxelles si divide

Il premier ungherese attacca duramente la manifestazione LGBTQ+ e accusa l’Europa di interferenze. Il Pd replica: “Meloni assente e imbarazzante”

Orbán condanna il Pride: “Drag queen, tacchi e volantini, è una vergogna”

Dopo la grande partecipazione al Pride di Budapest, il premier Viktor Orbán ha affidato ai social un duro attacco alla manifestazione, definendola «ripugnante e vergognosa». Il leader ungherese, nel mirino delle opposizioni europee, ha accusato l’Unione Europea di aver orchestrato l’evento tramite i partiti d’opposizione magiari, trasformando la parata in una protesta politica antigovernativa. «Drag queen sul palco, uomini con i tacchi, volantini sulla terapia ormonale. Questo non è orgoglio, è una vergogna», ha scritto, aggiungendo: «Queste persone non devono avvicinarsi mai al governo. Non lo permetteremo».

Orbán ha poi rivendicato il risultato del referendum del 2022 sull’identità di genere come «più rappresentativo» delle manifestazioni, sostenendo che «stiamo combattendo per la verità contro le menzogne, difendendo la nostra sovranità e i nostri valori».

Pd e opposizione in piazza: “Orbán ha perso, democrazia ha vinto”

Le dichiarazioni del premier ungherese hanno sollevato critiche dure in tutta Europa, dove numerosi esponenti politici hanno partecipato al Pride di Budapest per lanciare un messaggio in favore dei diritti civili. In prima linea la leader del Pd Elly Schlein, ma anche l’europarlamentare Alessandro Zan, che ha attaccato frontalmente la presidente della Commissione europea: «Ursula von der Leyen sta voltando le spalle alla maggioranza che la sostiene, solo per compiacere Meloni e i sovranisti». E ha aggiunto: «Duecentomila persone in piazza hanno chiesto più diritti. Orbán ha perso, e Meloni è rimasta muta. Questo silenzio danneggia l’Italia. Si sceglie sempre gli amici sbagliati, anche quando mettono in pericolo le libertà democratiche».

Toni duri anche dalla delegazione italiana presente a Budapest, che ha definito il governo italiano «fuori dalla storia», mentre il centrodestra ha scelto di non prendere parte all’iniziativa.

La maggioranza prende le distanze: “Libertà sì, ma no obblighi ideologici”

In mancanza di dichiarazioni dirette della presidente del Consiglio, alcuni esponenti della maggioranza hanno commentato la vicenda. Il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, ha difeso la linea di Orbán: «Ha sbagliato a dare visibilità alla sinistra, ma von der Leyen ha interferito indebitamente su prerogative nazionali. Le leggi ungheresi servono a proteggere i minori». Ha poi ribadito che la collaborazione con il Ppe prosegue su basi selettive: «Si lavora a maggioranze alternative sui singoli provvedimenti».

Più cauto il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti: «La libertà di manifestare va garantita, ma non si può obbligare nessuno a condividerne il messaggio. Con i Paesi in ritardo sullo Stato di diritto serve dialogo, non isolamento».

Infine, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha scelto il basso profilo: «Non so per gli altri, ma io ero a Montoro, in Irpinia, per un convegno su Aldo Moro».