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Vannacci attacca il Pride, ma i Carabinieri si ribellano: “Parole gravi, offendono la divisa”

Dichiarazioni polemiche al comizio di San Marco in Lamis, il Nuovo Sindacato Carabinieri prende le distanze: “Insulti che non ci rappresentano, difendiamo i diritti di tutti”.

Le parole di Vannacci scatenano la reazione dei militari

Ancora una volta Roberto Vannacci finisce al centro della bufera politica e istituzionale. Le sue dichiarazioni durante un comizio a San Marco in Lamis, in provincia di Foggia, hanno scatenato una dura presa di posizione da parte del Nuovo Sindacato Carabinieri, guidato dal segretario nazionale Vincenzo Incampo. Il generale, eletto con oltre mezzo milione di voti alle Europee, ha ironizzato sul Gay Pride, affermando sarcasticamente che “i signori del Pride” potrebbero essere mandati “al fronte”.

Parole che non sono rimaste confinate al dibattito politico o alle polemiche sociali. Stavolta a indignarsi è stato uno dei principali rappresentanti delle forze dell’ordine, che ha parlato chiaro: “Non sono semplici battute, ma messaggi che alimentano odio e divisione”.

“Traditi i valori della Costituzione”: l’affondo del sindacato

In un durissimo comunicato, Incampo ha preso pubblicamente le distanze dall’ex ufficiale militare: “Quelle parole gettano fango su uomini e donne in divisa che ogni giorno, con senso dello Stato, difendono i diritti di tutti. Le forze dell’ordine non sono uno strumento di discriminazione. Siamo al servizio di tutti i cittadini, senza distinzione”.

Il segretario del NSC ha sottolineato come la stragrande maggioranza di chi serve lo Stato sia contraria al pensiero espresso da Vannacci, e come l’ironia sugli scenari bellici sia inaccettabile da parte di chi siede nelle istituzioni europee: “Chi ha giurato sulla Costituzione dovrebbe promuovere coesione e rispetto, non esasperare le differenze”.

Il tono del comunicato è netto anche sul piano politico: “Se si è trattato di un tentativo per avviare la campagna elettorale in Puglia, sappia l’onorevole Vannacci che i pugliesi sono persone perbene, coscienziose e di sani principi. Questo metodo le si ritorcerà contro”.

Vannacci sempre più isolato, anche tra i suoi colleghi in divisa

Il generale era già finito sotto i riflettori per il libro “Il mondo al contrario”, accusato di veicolare idee omofobe e discriminatorie. Ora, però, lo scontro si sposta sul piano istituzionale. Non sono più solo le associazioni LGBT a criticare le sue uscite, ma anche chi, come Incampo, rappresenta quei servitori dello Stato che Vannacci dice di voler difendere.

“Il problema non è chi mandare in guerra”, scrive Incampo, “ma come evitare che nel 2025 l’umanità pensi ancora che la guerra sia una soluzione”. Un messaggio forte, che segna una frattura profonda tra il linguaggio bellico e provocatorio del generale e l’etica repubblicana di chi ha giurato fedeltà alla Costituzione Italiana.