Vannacci attacca ancora: “La guerra si fa con coraggio e disciplina, non con bandiere arcobaleno”
Dopo le polemiche sulle dichiarazioni sui gay, l’eurodeputato della Lega Roberto Vannacci non arretra: “La stampa mi attacca, ma mi fa campagna gratis”
Il generale leghista rilancia: “Coraggio e sacrificio? Altro che Pride”
Le polemiche non lo sfiorano. Roberto Vannacci, neoeletto europarlamentare della Lega, torna sul controverso discorso pronunciato a San Marco in Lamis durante un comizio, in cui aveva fatto un parallelo tra chi combatte al fronte e i partecipanti ai gay pride. E lo fa senza arretrare di un passo, anzi. “C’è stata una falsificazione dei miei discorsi da parte di una certa stampa”, ha dichiarato, accusando i media di manipolazione e di volerlo colpire politicamente.
Ma, sostiene il generale, “mi fanno un favore, mi pagano la campagna elettorale e mi portano consensi”. Secondo Vannacci, l’attacco mediatico avrebbe prodotto un effetto boomerang, rafforzandolo nella sua base elettorale.
“Valori diversi dai nostri: così non si costruisce un esercito”
Il cuore del suo discorso, ribadisce, era incentrato su una “correlazione di valori”. “È inutile pensare a un riarmo se poi al fronte mandiamo uomini che non sono forgiati nel coraggio e nel sacrificio”, ha detto. Per Vannacci, le guerre non si vincono con la tecnologia, ma con la preparazione e lo spirito di abnegazione dei soldati.
Ed è qui che ha tirato in ballo i Pride, affermando: “Paragonando questo bagaglio valoriale a quello espresso nei gay pride, mi sono chiesto: chi mandiamo poi al fronte?”. Una frase che ha sollevato durissime reazioni, anche tra gli alleati di governo, e che secondo alcuni osservatori potrebbe aprire una frattura nel centrodestra sulla gestione del linguaggio e dei temi etici.
Toni identitari, consensi in crescita
Vannacci, però, rivendica il suo approccio senza alcun tentennamento. “I giornali mi attaccano? Mi aiutano”, ripete. Secondo lui, c’è una precisa strategia da parte della stampa di sinistra: colpire chi osa mettere in discussione i dogmi del politicamente corretto. Ma – sostiene – “la gente non è stupida, e mi premia per il mio coraggio”.
Il generale prosegue così nella costruzione di una narrazione identitaria e muscolare, che mira a rappresentare quella fetta di elettorato che si riconosce in un’idea di patria, disciplina e rigore morale tradizionale. Una strategia che, a giudicare dai numeri ottenuti alle Europee, sta dando i suoi frutti.
