Salis diserta il Pride ungherese: “Gesto di responsabilità, non di paura”
L’europarlamentare italiana non ha partecipato alla marcia per i diritti LGBTQ+: dietro la decisione la tutela dell’attivista tedesca ancora in carcere
Assente illustre al corteo: il caso Salis divide
Il Pride di Budapest si è confermato anche quest’anno un potente simbolo di resistenza e visibilità per la comunità LGBTQ+ ungherese, che continua a sfidare un clima repressivo imposto dal governo di Viktor Orbán. Nonostante le minacce, l’edizione 2025 si è svolta regolarmente, attirando una partecipazione significativa, tra misure di sicurezza straordinarie, pressioni politiche e una marcia parallela organizzata dall’ultradestra.
Al centro delle polemiche, tuttavia, è finita un’assenza pesante: quella di Ilaria Salis, europarlamentare italiana eletta con Avs, il cui nome era stato inizialmente annunciato tra i presenti alla marcia. Una mancata partecipazione che ha suscitato forti reazioni, spaccando l’opinione pubblica e il fronte dei diritti civili.
“Una scelta sofferta, ma necessaria”
A spiegare la decisione è stato lo staff dell’eurodeputata, parlando di un gesto ponderato e tutt’altro che impulsivo. Salis era attesa come simbolo vivente della repressione ungherese: nel 2023 era stata arrestata proprio a Budapest, durante una manifestazione contro l’estrema destra. Rilasciata dopo mesi di detenzione grazie all’intervento diplomatico italiano, è stata eletta a Bruxelles ed è diventata un punto di riferimento nelle battaglie per i diritti umani in Europa.
Ma non tutti sono liberi. Maja T., l’attivista tedesca arrestata con lei, è ancora detenuta in condizioni giudicate disumane. Ed è stato proprio per tutelare la posizione della ragazza che Salis ha scelto di non sfilare: secondo alcune fonti, una sua presenza pubblica a Budapest avrebbe potuto inasprire ulteriormente l’atteggiamento delle autorità ungheresi, aggravando la situazione giudiziaria dell’attivista.
Una rinuncia che fa discutere
L’annuncio dell’assenza ha generato malumori in parte della comunità LGBTQ+, che attendeva la partecipazione di Salis come segno tangibile della solidarietà europea. Alcuni attivisti hanno definito la scelta “una rinuncia simbolicamente pesante”, mentre altri l’hanno interpretata come “una prova di lucidità politica e responsabilità umana”.
