Studente pachistano ammesso all’orale e poi bocciato: “Non se lo meritava, si alzava ogni mattina alle 5, ha sempre dimostrato serietà e rispetto verso la scuola”
Un ragazzo pachistano di 20 anni, arrivato in Italia nel 2020, non ha superato l’esame di maturità nonostante l’impegno e l’ammissione alla prova.
Cinque anni di studio e sacrifici non bastano
Arrivato in Italia nel 2020 con l’obiettivo di costruirsi un futuro, Nadir (nome di fantasia), studente di origine pachistana, è stato bocciato all’esame di maturità nonostante fosse stato ammesso alla prova finale. Il giovane, iscritto a un istituto professionale di Bologna, si è distinto negli anni scolastici per dedizione e costanza, ma per la commissione d’esame il suo percorso non è risultato sufficiente per ottenere il diploma.
Secondo quanto riportato da compagni e insegnanti, il ragazzo avrebbe affrontato un percorso scolastico regolare, senza debiti formativi e con un numero molto contenuto di assenze. “Si alzava ogni mattina alle 5 per non arrivare tardi e ha sempre dimostrato serietà e rispetto verso la scuola”, ha dichiarato un suo compagno di classe.
Il sostegno degli insegnanti e la richiesta di un cambiamento
Dopo l’esito dell’esame, docenti e studenti hanno espresso pubblicamente solidarietà nei confronti di Nadir, sottolineando l’assenza di un supporto adeguato da parte dell’istituzione scolastica. “Vogliamo aiutare a cambiare il destino del nostro compagno. Nadir merita una possibilità per tutto quello che ha dimostrato ogni giorno”, ha affermato Syed Muhannad Haris, amico e compagno di studi.
A unirsi all’appello sono anche ex insegnanti. “Si è preparato con serietà, e ora mi chiedo come si debba sentire”, ha dichiarato Laura Zanghì, che ha seguito lo studente nel corso del quinquennio. La vicenda ha riacceso l’attenzione sul ruolo dei percorsi didattici personalizzati per gli studenti stranieri, in particolare per coloro che rientrano nella categoria dei NAI (Nuovi Arrivati in Italia), riconosciuta per i primi due anni scolastici.
“Le normative sono poco chiare e i piani didattici risultano spesso deboli. Questi ragazzi si confrontano ogni giorno con una barriera linguistica significativa”, ha spiegato Giovanni Zanotti, insegnante di Nadir durante il terzo anno. “Se un ragazzo dà tutto quello che può e viene comunque bocciato, è evidente che la lingua rappresenta l’ostacolo principale”.
Tante difficoltà per chi arriva da altri Paesi
Secondo Caterina Donattini, docente di sostegno presso l’istituto Fioravanti, la questione non è isolata. “Dei dieci studenti NAI presenti nella mia classe, solo due hanno raggiunto la maturità. Gli altri hanno abbandonato”. L’insegnante ha lanciato un appello al Comune affinché venga attivato un protocollo specifico per l’accoglienza scolastica degli alunni stranieri. “Questi ragazzi restano invisibili per anni, per poi essere valutati e respinti, spesso senza gli strumenti adeguati per emergere”.
