Pd in rivolta: “Schlein ostaggio di Conte”. In crisi la segretaria Dem
Le trattative per le regionali creano fratture nel Partito Democratico. L’asse tra Conte e De Luca spiazza la segretaria dem. Il centrodestra accelera.
Tensione al Nazareno, Giani in bilico per il veto M5s
È “allarme grillino” dentro il Partito Democratico. Le trattative tra Elly Schlein e Giuseppe Conte in vista delle prossime elezioni regionali stanno provocando forti malumori tra i dem, soprattutto per quanto riguarda Toscana e Campania. Al centro della polemica, la gestione delle candidature, su cui il Movimento 5 Stelle starebbe esercitando un potere di veto crescente.
Due giorni fa, il governatore uscente della Toscana, Eugenio Giani, ha incontrato Schlein al Nazareno per discutere della sua ricandidatura. Ma il via libera del partito tarda ad arrivare. Il motivo? Un possibile niet di Giuseppe Conte. L’ombra del caso Basilicata aleggia nei corridoi dem: “L’ultima volta che il candidato è stato imposto da Roma contro le indicazioni locali, è finita con una sconfitta storica”, ricorda un ex ministro Pd, oggi in Parlamento ma non vicino a Schlein. Il riferimento è alla debacle di Piero Marrese, sostenuto da Schlein e Conte, e sconfitto con 30 punti di distacco.
Schlein mira alle politiche, ma il partito insorge
Secondo fonti interne, Schlein sarebbe determinata a perseguire una strategia che guarda oltre le regionali: costruire alleanze ampie, anche a costo di concessioni, per battere Meloni alle Politiche. Ma in molti, nel Pd, iniziano a parlare apertamente di “ostaggio politico” nelle mani del leader M5s. Il timore è che cedere troppo a Conte possa indebolire ulteriormente l’identità del partito e creare una frattura interna irreparabile.
In Campania, il quadro è ancor più teso. Il governatore Vincenzo De Luca e Giuseppe Conte avrebbero già stretto un patto di ferro, nato durante una cena riservata in un ristorante di Roma. Obiettivo comune: tagliare fuori Elly Schlein e imporre la candidatura dell’ex presidente della Camera Roberto Fico. Un nome simbolico per i 5 Stelle, ma visto con freddezza anche da Conte stesso, che lo considera legato al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi.
L’intesa prevede una rosa di tre nomi “contiani”, tra cui scegliere il candidato da sottoporre all’approvazione finale di De Luca. Un’operazione che esclude Schlein e la sua cerchia, compresi i fedelissimi come Sandro Ruotolo.
Centrodestra unito e in corsa: Tomasi in Toscana, D’Attis in Puglia
Mentre il centrosinistra si dibatte in trattative interne, il centrodestra accelera. Oggi si tiene un vertice tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani per definire le ultime caselle. In Toscana sarà il meloniano Alessandro Tomasi, attuale sindaco di Pistoia, a guidare la coalizione. In Puglia, attesa per l’investitura del forzista Mauro D’Attis.
Ancora da sciogliere i nodi su Campania e Veneto, ma lo schema è chiaro: se alla Lega andrà il Veneto, in Campania toccherà a Fratelli d’Italia con Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri. In alternativa, il nome sul tavolo è Gianpiero Zinzi (Lega), ma si fa anche l’ipotesi Matteo Piantedosi, attuale ministro dell’Interno.
Intanto, in Calabria, si guarda con preoccupazione all’attività di alcune procure, che potrebbero determinare elezioni anticipate.
