Crisi demografica, Vannacci: “L’Europa rimpiazza i suoi cittadini con gli immigrati”
Il generale denuncia il paradosso demografico: “Più morti che nascite, ma la popolazione cresce per l’ingresso record di immigrati”
“L’Europa si svuota, ma riempie i vuoti con gli immigrati”
Nel suo ultimo intervento, Roberto Vannacci ha lanciato un duro attacco alla gestione europea della questione migratoria, evidenziando un dato che, secondo lui, dovrebbe “far riflettere chiunque abbia a cuore il futuro del nostro continente”. Il riferimento è al bilancio demografico del 2022, anno in cui l’Unione Europea ha registrato oltre 1,3 milioni di decessi in più rispetto alle nascite, ma nonostante ciò, la popolazione complessiva è aumentata. Il motivo? “Non grazie a politiche sulla natalità o al sostegno alle famiglie europee, ma perché oltre 2,9 milioni di nuovi immigrati sono entrati nei confini dell’Unione in un solo anno”.
Un record storico per i flussi migratori, che per Vannacci rappresenta “la prova evidente del fallimento dell’attuale modello europeo”, fondato – secondo le sue parole – su un’immigrazione incontrollata, che supplisce alla crisi delle nascite ma senza alcun disegno strategico.
“Nessuna visione, nessun controllo, ogni Stato lasciato solo”
Il generale denuncia “l’assenza totale di un piano comune tra gli Stati membri”, evidenziando come l’Unione Europea non abbia definito “criteri stringenti” per la selezione o l’integrazione dei migranti. “Ogni Paese è stato lasciato solo – afferma – con flussi sempre più consistenti e una pressione crescente sul tessuto sociale, economico e culturale”.
Un’accusa dura, che tocca anche il cuore dell’identità europea. “La sopravvivenza demografica dell’Europa oggi dipende quasi esclusivamente dall’immigrazione”, afferma Vannacci, aggiungendo che questa scelta “non è una strategia, ma una resa”.
“Difendere i confini, la nostra identità e ascoltare i cittadini”
Per Vannacci, proseguire su questa strada significherebbe “accettare passivamente una trasformazione profonda e irreversibile delle nostre società”, senza che le popolazioni siano state “realmente coinvolte o ascoltate”. L’ex militare invoca quindi “una svolta coraggiosa, che metta al centro la sicurezza, la difesa dell’identità nazionale e dei confini”.
“È tempo di dirlo chiaramente: la gestione europea dell’immigrazione è fallita”, conclude il generale. Il suo messaggio si inserisce in un contesto politico teso, dove la questione migratoria resta tra le più divisive all’interno dell’UE.
