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Schlein accusa Meloni: “Così aiuta la mafia”. Attacco choc per difendere i giudici

La segretaria del Pd paragona la premier a Trump e Orban e insinua che critiche alla magistratura equivalgano a favorire Cosa Nostra.

La linea del Pd: difendere i magistrati attaccando Meloni

Elly Schlein tocca un nuovo livello dello scontro politico. E lo fa con parole che rimbombano forti e divisive. In un’intervista a Repubblica, la leader del Pd mette nel mirino il governo, e soprattutto Giorgia Meloni, con accuse pesantissime. Secondo Schlein, l’esecutivo attacca quotidianamente la magistratura per distrarre l’opinione pubblica dalle proprie inadeguatezze.

“Questo governo ha bisogno di un nemico al giorno per nascondere i suoi fallimenti”, dice Schlein, che elenca i soliti punti dell’opposizione: caro vita, salari bassi, liste d’attesa infinite. Ma poi la segretaria dem compie un salto logico che rischia di infiammare ulteriormente la tensione: il riferimento è al ricorso in Cassazione della Procura di Palermo contro l’assoluzione di Matteo Salvini nel processo Open Arms.

L’attacco alla premier: “Meloni contro la magistratura che combatte la mafia”

Per Schlein, quel pool di magistrati andrebbe “sostenuto” perché “tra i più esposti nella lotta a Cosa Nostra”. Invece, accusa, “non solo Nordio, ma pure Meloni li aggrediscono con violenza inaudita”. Il messaggio che ne deriva è diretto e controverso: chi attacca i giudici di Palermo, attacca chi combatte la mafia.

Una tesi che per molti osservatori politici rasenta il paradosso. Eppure, la leader Pd rincara la dose: “Quando mai si è visto che una presidente del Consiglio si mette a commentare l’impugnazione di una sentenza?”. E ancora: “È un’interferenza senza precedenti”.

Trump, Orban e Salvini: il mix incendiario di Schlein

Non contenta, Schlein paragona Meloni a Trump e Orban, accusandoli tutti di voler “rendere la magistratura meno indipendente”. La leader del Pd sostiene che “questa destra non accetta che la legge sia uguale per tutti, anche per loro”.

Poi l’affondo finale sul caso Almasri, il giovane accusato di stupro e omicidio e rispedito in Libia con un volo di Stato. “Nordio avrebbe dovuto dimettersi per aver mentito al Paese. Invece minaccia un procuratore”, dichiara Schlein. “Persino la Libia lo ha chiamato a rispondere dei crimini, eppure Nordio e Meloni lo hanno riaccompagnato a casa”.

Le parole della segretaria Pd sembrano scolpite per alzare il livello dello scontro istituzionale. Un attacco diretto alla presidente del Consiglio, un’accusa che richiama la mafia e fa infuriare la maggioranza. Uno stile da campagna elettorale permanente che, a quanto pare, non conosce più confini dialettici.