Bari & Puglia cronaca

Salento deserto, l’estate dei lidi vuoti e prezzi folli: “Non siamo più polli da spennare”

L’estate 2025 nel Salento mostra cali record di presenze: lidi semivuoti, tariffe altissime e turisti che preferiscono vacanze brevi o altre

Crollo dei flussi turistici e prezzi insostenibili
Spiagge semideserte, ombrelloni chiusi e lidi storicamente affollati che oggi faticano a riempirsi. È l’immagine del Salento nell’estate 2025, dove i dati sulla tassa di soggiorno rivelano un calo complessivo di quasi il 10% rispetto allo stesso periodo del 2024. Alcune località simbolo registrano vere e proprie cadute verticali: Otranto perde il 50% di presenze, Porto Cesareo il 36%, Nardò arriva a un -80%, mentre Lecce segna un -7%.
Secondo Veronica Potenza, del Centro studi enti locali, la flessione è legata a «un generale aumento dei prezzi che induce i visitatori a preferire altre mete, accettando anche un abbassamento nella qualità dei servizi». Il rincaro coinvolge non solo gli stabilimenti balneari, ma anche hotel e strutture di fascia alta, soprattutto quelle fronte mare. Emblematico il caso del Togo Bay di Porto Cesareo, dove un ombrellone con due lettini in prima fila costa 95 euro al giorno, una cifra che molti turisti non sono disposti a pagare. Come evidenzia Alfredo Prete, ex presidente della Camera di commercio, «dovremmo capire che i turisti non sono polli da spennare».

Vacanze più brevi e turismo destagionalizzato
Alla base del calo non c’è solo il caroprezzi. Le abitudini dei viaggiatori stanno cambiando: gli italiani optano sempre più spesso per vacanze brevi, non oltre i cinque giorni, mentre gli stranieri concentrano le presenze nei mesi di spalla come maggio e giugno. «Da qualche anno l’afflusso turistico in Puglia si è molto diluito — spiega Francesca Leone, direttrice del gruppo B&B Salento —. Invece di una lunga vacanza se ne preferiscono due più corte. Così gli arrivi restano stabili, ma crollano le presenze».
In controtendenza spicca Gallipoli, che registra un incremento sorprendente: le entrate della tassa di soggiorno tra gennaio e luglio 2025 ammontano a oltre 257mila euro, con un +242% rispetto ai 110mila dello scorso anno. Per l’assessore al Turismo Antonio Piteo, il risultato è frutto di una strategia mirata: «Abbiamo diversificato l’offerta, puntando su eventi per famiglie e investimenti nel centro storico e nella movida».

Le altre zone di Puglia tra crescita e crisi
Se il Salento soffre, altre aree pugliesi mostrano segnali positivi. La Valle d’Itria e il Barese registrano crescite consistenti: Bari segna un +7% rispetto al 2024, Monopoli sale del 13% e Locorotondo e Conversano addirittura raddoppiano le presenze. L’agenzia regionale Pugliapromozione sottolinea che «l’attrattività dei borghi dell’entroterra e delle mete meno affollate, ricche di offerta culturale, enogastronomica e paesaggistica, è in costante crescita».
Diverso lo scenario sul Gargano, dove Vieste registra un preoccupante -77%, segnale di una crisi profonda in una delle capitali storiche del turismo balneare pugliese.