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Meloni difende Nordio, ma sulla Salis cambia registro, “Sarà la sinistra a salvarla dal carcere”

Nordio, Piantedosi e Mantovano verso il voto di Montecitorio. Il governo prepara le contromosse, tra coincidenze parlamentari e ipotesi di segreto di Stato.

Alla Camera si consuma la prima mossa politica per affrontare il caso giudiziario che coinvolge tre membri chiave del governo Meloni. L’ipotesi di reato ruota attorno alla liberazione del libico Almasri, accusato di torture, e ora il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il titolare del Viminale Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano attendono la decisione della giunta per le autorizzazioni a procedere.

Pranzo riservato a Montecitorio, poi il silenzio del ministro

Alle 13, al ristorante interno di Montecitorio, si sono ritrovati attorno a un tavolo il ministro Nordio, la sua capo-staff Giusi Bartolozzi e l’avvocata Giulia Bongiorno, da sempre riferimento per il Guardasigilli e già coinvolta nella difesa su altri casi istituzionali. Il pasto è stato breve, ma la discussione serrata. Poco dopo, in Transatlantico, Nordio ha risposto seccamente ai giornalisti: “Ho ricevuto le carte dalla Procura? Ad ora, le 13, ancora no”. Più tardi, però, la richiesta formale di rinvio a giudizio ha raggiunto tutti gli esponenti coinvolti.

In mattinata Nordio è stato avvistato anche a Palazzo Chigi, sebbene venga escluso un incontro diretto con la premier Giorgia Meloni. Più verosimile un colloquio con Mantovano e il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, mentre lo staff della presidente del Consiglio ha lavorato alla definizione della linea difensiva dell’esecutivo.

La strategia: rinvii tecnici e scudo parlamentare

Secondo quanto trapela da Palazzo Chigi, la strategia difensiva prevede tempi distesi. La giunta per le autorizzazioni della Camera ha 30 giorni per esprimersi, e la maggioranza intende utilizzarli tutti. A settembre inoltrato, l’Aula avrebbe altri 30 giorni per calendarizzare il voto. Il tutto in parallelo con un’altra decisione cruciale, quella del Parlamento europeo su Ilaria Salis, l’eurodeputata di Avs, incarcerata in Ungheria e ora protetta dall’immunità.

A fine settembre, infatti, l’Eurocamera si esprimerà sulla revoca della protezione parlamentare per Salis. La coincidenza temporale non è sfuggita all’esecutivo, che potrà così respingere le accuse di voler sfuggire alla giustizia, rivolgendo l’attenzione sulla sinistra: “Loro votano contro i processi a noi, ma proteggono Salis”, è la tesi che circola ai vertici del centrodestra. La linea ufficiale, però, parla di semplice casualità.

Ipotesi segreto di Stato e nodo Bartolozzi

Nelle ultime ore, tra i dossier aperti a Palazzo Chigi, emerge un altro elemento: la posizione della capo di gabinetto Bartolozzi, che oggi non risulta indagata, ma potrebbe essere iscritta nel registro degli indagati. Diversamente dai ministri, Bartolozzi non gode di alcuna protezione parlamentare e un eventuale processo a suo carico potrebbe spalancare scenari delicati, tra nuove audizioni e aperture investigative. Per questo, all’interno di Fratelli d’Italia, qualcuno suggerisce di tenere pronta un’arma estrema: il ricorso al segreto di Stato.

Intanto, l’esecutivo contesta anche presunti vizi procedurali: la trasmissione delle carte alla Camera con quattro giorni di ritardo, la mancata audizione di Mantovano da parte della Procura, e le “fughe di notizie” denunciate dalla premier. “Tutto potrà tornare utile”, è il ragionamento che si fa tra i corridoi della Presidenza del Consiglio, dove si prepara anche una nuova campagna di comunicazione sulla riforma della giustizia, nel quadro del referendum voluto da Meloni.