Vannacci attacca Sala: “Tolga il disturbo, Il Leoncavallo non è cultura ma droga”
Roberto Vannacci esulta per lo sgombero del Leoncavallo e accusa il sindaco di Milano Giuseppe Sala di difendere un centro che definisce “simbolo di illegalità”.
L’esultanza per lo sgombero
Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo a Milano continua a far discutere. Dopo le proteste del sindaco Giuseppe Sala, è arrivata la replica durissima del generale e deputato della Lega Roberto Vannacci, che ha esaltato l’intervento delle forze dell’ordine: “Dopo 31 anni di attesa, grazie a un Governo di destra, è stato finalmente sgomberato il centro sociale Leoncavallo. Il sindaco Sala, invece di rallegrarsi del fatto che la legalità sia stata ripristinata in un’area della città che da troppo tempo attendeva di essere liberata da quella feccia, ha messo il broncio”.
L’affondo contro Sala
Vannacci ha criticato duramente le dichiarazioni del sindaco, che aveva parlato del Leoncavallo come di un luogo con “valore storico e sociale”: “Ecco le incredibili parole del sindaco dai calzini arcobaleno: ‘Sono convinto che il Leoncavallo rivesta un valore storico e sociale nella nostra città. A mio parere, questo centro sociale deve continuare ad emettere cultura’. A emettere cultura! Sì, certo: quella della droga libera e della violazione sistematica delle regole basilari del vivere civile, quella dei diritti altrui calpestati, a incominciare dal sacrosanto diritto di proprietà”.
Le accuse politiche
Il deputato leghista ha anche ricordato l’esborso pubblico legato alla vicenda: “Per colpa di questi ‘intellettuali’ dei centri sociali, lo Stato – cioè tutti noi – lo scorso anno ha dovuto pagare 3 milioni di euro di risarcimento alla famiglia Cabassi, i legittimi proprietari dello stabile occupato dai leoncavallini”. Poi l’attacco diretto al sindaco: “Invece di ringraziare il Governo, Sala si è arrabbiato, sostenendo che lui e la sua giunta una soluzione alternativa allo sgombero la stavano trovando giusto giusto in questi giorni… Sì, certo. Quella soluzione che non hanno voluto trovare in 15 anni di malgoverno delle sinistre a Milano. Perché ora non li accoglie nel suo appartamento a Brera i suoi amici dei centri sociali, caro sindaco?”. E ha concluso: “Sala, tolga il disturbo: vada a casa”.
