Bari & Puglia cronaca

Puglia, glioblastoma al cervello guarito a Canosa, Francesco: “Mi avevano dato pochi mesi, la sanità pugliese mi ha salvato”

Nel 2022 a Francesco Marotta, 67 anni di Canosa di Puglia, era stato diagnosticato un glioblastoma di quarto grado. Tre anni dopo, conduce una vita autonoma.

La diagnosi e la disperazione iniziale

Era il 2022 quando a Francesco Marotta, 67enne di Canosa di Puglia, venne diagnosticato un glioblastoma multiforme di quarto grado, uno dei tumori cerebrali più aggressivi e difficili da trattare. La prognosi fu devastante: pochi mesi di vita, nessuna speranza concreta di guarigione e l’impossibilità di un intervento chirurgico nell’ospedale in cui era stato inizialmente ricoverato.
La notizia sconvolse la sua famiglia, come racconta la nuora Tina Loberto: «Una sera mio suocero si è sentito male e dopo diversi accertamenti ci dissero che non c’era nulla da fare. Ci invitarono a prepararci al peggio. Ma noi non volevamo arrenderci».

La svolta grazie al dottor Giraldi

La ricerca di una soluzione diversa spinse i familiari a cercare testimonianze simili e a imbattersi nella storia di altri pazienti curati all’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. Proprio lì avrebbero trovato il medico che avrebbe cambiato le sorti di Francesco: il dottor David Giraldi.
«Ricordo ancora la nostra prima telefonata – racconta Loberto – era a un matrimonio, ma nonostante tutto ci ascoltò e ci diede subito disponibilità. Da quel momento abbiamo capito che non eravamo soli».

Pochi giorni dopo, Marotta fu operato. L’intervento, estremamente delicato, permise la rimozione completa della massa tumorale. A seguire, iniziò il percorso di radio e chemioterapia. Nonostante la gravità della malattia, Francesco non riportò danni neurologici permanenti.

La rinascita e la testimonianza di speranza

Oggi, a distanza di tre anni, Francesco ha ripreso in mano la sua vita. Lavora, guida la sua auto e affronta i controlli di routine con serenità, consapevole di aver superato una prova che sembrava impossibile. «Mio suocero considera il dottor Giraldi un santo – spiega la nuora – perché non ci ha mai fatto mancare sostegno e disponibilità».

La famiglia ha voluto ringraziare anche l’intera équipe del Miulli: la dottoressa Fiorentino, la dottoressa De Guglielmo del reparto di radioterapia e la dottoressa Laera dell’oncologia. «Il nostro messaggio è chiaro: non bisogna sempre pensare ai viaggi della speranza. La sanità pugliese ha professionalità e strumenti all’avanguardia. Noi siamo la prova che si può tornare a vivere anche dopo una diagnosi così terribile».

Una storia che non cancella il dolore degli inizi, ma che testimonia come coraggio, fiducia e competenza medica possano trasformare una condanna in un nuovo inizio.