Ex marito si impegna a pagare il mutuo con un messaggio whatsApp ma poi cambia idea, il Tribunale di Catanzaro riconosce la chat come vincolo legale
Una chat privata tra marito e moglie è stata riconosciuta come vincolo legale: il tribunale di Catanzaro ha ribaltato un decreto da 21 mila euro.
La decisione dei giudici
Un semplice screenshot di un messaggio su WhatsApp può assumere valore di patto prematrimoniale. Lo ha stabilito il tribunale civile di Catanzaro, che ha riconosciuto la validità di un accordo informale tra ex coniugi, nonostante fosse stato stipulato al di fuori delle procedure ufficiali di separazione o divorzio. La condizione posta dai giudici è che tali intese non compromettano i diritti dei figli. Il caso riguarda un ex marito che, tramite chat, si era impegnato a farsi carico interamente del mutuo della casa familiare, mentre la moglie aveva rinunciato al mantenimento. Quando l’uomo ha cambiato idea e ottenuto un decreto ingiuntivo da 21 mila euro per costringere l’ex a rimborsare metà delle rate, i giudici hanno ribaltato tutto, annullando la richiesta.
Il principio di prova scritta
La sentenza ha introdotto un passaggio decisivo: la possibilità che una conversazione privata, anche su piattaforme digitali, costituisca «principio di prova scritta». La legge normalmente vieta la testimonianza per i contratti, ma qui i giudici hanno applicato un’eccezione legata all’«impossibilità morale» di formalizzare un accordo scritto, vista la tensione tra le parti. La chat è stata considerata sufficiente a dimostrare l’impegno assunto. È stato così riconosciuto che un semplice messaggio, se contestualizzato e ritenuto attendibile, può avere lo stesso peso di un contratto cartaceo. Nel caso specifico, è stata ammessa anche la testimonianza del figlio, a conferma della promessa del padre di pagare il mutuo.
Il precedente di Padova
Non è la prima volta che un tribunale italiano riconosce validità legale a uno scambio digitale tra coniugi. Lo scorso 26 aprile, il tribunale di Padova si era espresso in modo simile in merito a una trattativa via email. In quel caso, nel dialogo il marito scriveva: «Rimarranno intorno ai 20 K dalla vendita. Quindi ti proporrei – i soldi al netto della vendita della casa – nei 24 mesi successivi ti pagherò la differenza per arrivare a 35 K. Penso sia un compromesso rispetto ai 40.000 che mi avevi chiesto inizialmente». La moglie rispondeva: «Per quanto riguarda la casa d’accordo 35.000, una parte alla vendita della casa e l’altra in 24 mesi». Il giudice aveva sottolineato che «il tenore della comunicazione appare inequivoco e coerente», riconoscendo così piena attendibilità all’accordo raggiunto per iscritto, anche se informale.
La decisione di Catanzaro amplia ulteriormente questo orientamento giurisprudenziale, confermando che i tribunali possono considerare vincolanti accordi nati in chat o via email, se ritenuti credibili e rispettosi delle garanzie familiari.
