Ponte sullo Stretto, stop dagli Usa a Salvini: “Non è spesa militare Nato”
L’ambasciatore americano Matthew Whitaker boccia l’ipotesi del governo di inserire l’opera nel bilancio Nato: “No a contabilità creativa, servono spese reali per la difesa”.
Il richiamo degli Stati Uniti
Doccia fredda per il governo italiano sul Ponte sullo Stretto di Messina. L’ipotesi ventilata dal vicepremier Matteo Salvini di far rientrare l’opera tra le spese militari, così da contribuire al nuovo obiettivo Nato del 5% del Pil, è stata smentita dagli Stati Uniti. Durante il Forum strategico di Bled, in Slovenia, l’ambasciatore americano alla Nato Matthew Whitaker ha avvisato i Paesi dell’alleanza: “Ho avuto conversazioni anche oggi con alcuni Paesi che stanno adottando una visione molto ampia della spesa per la difesa. Non si tratta di ponti privi di valore strategico-militare, non si tratta di scuole che in qualche immaginario mondo di fantasia sarebbero state utilizzate per qualche altro scopo militare”.
Un messaggio chiaro all’Italia: l’obiettivo fissato da Donald Trump per il 5% del Pil deve riferirsi esclusivamente a difesa e armamenti, senza forzature contabili.
Il progetto italiano e i dubbi europei
Il Cipess ha approvato a luglio il progetto definitivo del Ponte, dal valore stimato in almeno 13,5 miliardi di euro, finanziati con fondi statali. Ad aprile il governo aveva pubblicato la relazione IROPI per motivare l’interesse pubblico dell’opera e giustificare la deroga ambientale, nonostante la valutazione negativa arrivata lo scorso novembre. Nella relazione si accennava anche al miglioramento della mobilità militare, citando un presunto inserimento dell’infrastruttura nel Military Mobility Action Plan 2024 dell’Unione europea. Ma, come segnalato da Angelo Bonelli e confermato dagli uffici del Parlamento europeo, il Ponte non risulta inserito ufficialmente in quel piano. Intanto restano da acquisire i pareri della Commissione europea sui vincoli ambientali e della Corte dei Conti, oltre alle incognite legate ai ricorsi. Come spiegato dall’economista Domenico Marino, “se sul ponte passano i treni è una cosa, se passano i carri armati è tutta un’altra storia”.
La replica del Mit e la posizione di Salvini
Il ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini ha diffuso una nota per ribadire che l’opera è “interamente finanziata con risorse statali” e che “non sono previsti fondi destinati alla Difesa”. Per il Mit, l’eventuale utilizzo di risorse Nato “non è una necessità irrinunciabile”. Ma il vero nodo non riguarda la provenienza dei fondi, quanto la possibilità di conteggiare l’infrastruttura come spesa militare, così da alleggerire il peso dell’aumento di bilancio richiesto dall’alleanza. Salvini, a inizio agosto, aveva rilanciato l’idea sostenendo che il Ponte, oltre a finalità turistiche e civili, potrebbe garantire la mobilità di qualsiasi mezzo, compresi quelli militari e di soccorso. Un’interpretazione che ora trova l’altolà diretto di Washington, decisa a evitare scorciatoie nella corsa al 5% per la difesa.