Pino Insegno nella bufera, Michela Andreozzi lo accusa: “Diabolik mi telefonò, gravissimo ciò che ha fatto Insegno”
La regista ricorda la chiamata ricevuta da Fabrizio Piscitelli nel 2019 e accusa Pino Insegno di aver passato il suo contatto personale al boss.
Il retroscena emerso dalle chat
La pubblicazione dell’inchiesta su presunti rapporti tra Pino Insegno e Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, ha scatenato nuove polemiche nel mondo dello spettacolo e non solo. Le chat rivelate hanno mostrato che, nel febbraio 2019, l’attore e conduttore avrebbe inviato al capo ultrà della Lazio il numero privato di una collega. Quella collega è la regista e attrice Michela Andreozzi, che oggi racconta l’incubo vissuto dopo quella che definisce una leggerezza gravissima. La Andreozzi, parlando a Domani, ha rievocato l’episodio di sei anni fa, quando ricevette una telefonata da Piscitelli, boss della curva nord con precedenti giudiziari pesanti, poi assassinato il 7 agosto 2019. “Sei anni fa fui contattata personalmente, con numero sconosciuto, da Fabrizio Piscitelli che, con un tono inquietante, mi invitava a rimediare a una battuta sulla Lazio che avevo fatto in un programma di cinema e che secondo lui avrebbe offeso i tifosi”, ha dichiarato.
La campagna d’odio e le minacce
La battuta incriminata era un gioco di parole sulla squadra biancoceleste, ribattezzata “Lazie”. Da quel momento per Michela Andreozzi iniziò un calvario. Sui social fu sommersa da insulti e minacce, tanto da dover chiudere il proprio profilo Twitter. “Per un lungo periodo sono stata vittima di una vera e propria shit-storm sui social di una tale violenza che ho dovuto chiudere il profilo, mai più riaperto”, ha spiegato. Nelle intercettazioni riportate dall’articolo si leggono frasi attribuite a Piscitelli e Roberto Signorelli, anch’egli legato agli ambienti ultras: “Distruggetela, sta troia”, “Dobbiamo sapere dove sta”, “La dovemo sfonna’”. Una persecuzione che colpì anche la famiglia della regista e che, oltre agli insulti sessisti, generò un clima di terrore quotidiano. “Sono stata costretta a chiedere pubblicamente scusa per paura di questa campagna vergognosa e incivile contro di me”, ha aggiunto.
Le accuse a Insegno e la riflessione della regista
Oggi, grazie alla pubblicazione delle chat, Michela Andreozzi scopre che a fornire il suo numero a Piscitelli sarebbe stato proprio Pino Insegno, collega con cui ha condiviso più volte esperienze professionali. “È inopportuno e pericoloso condividere il numero di cellulare di una collega, una donna, con un noto pregiudicato”, ha commentato, sottolineando la gravità di quel gesto. La regista non esclude azioni legali, ma ha voluto prima raccontare pubblicamente quanto accaduto. “Le conseguenze di quell’evento sulla mia salute mentale hanno avuto un lungo decorso e tornare indietro a quel momento è ancora oggi per me causa di grande sofferenza”, ha ammesso. Infine, la Andreozzi ha tenuto a ribadire che la Lazio e la sua tifoseria sana non hanno nulla a che fare con questa vicenda. “Sono cresciuta in una famiglia con fedi calcistiche diverse, sempre nel rispetto e nella passione. Lo sport dovrebbe insegnare il valore della diversità, e invece oggi ci troviamo ancora a combattere contro estremismi e violenze”.
