Bologna, la proposta choc: “Mancia obbligatoria al ristorante per pagare i camerieri e lo chef”
Il restaurant manager Piero Pompili lancia l’idea: una percentuale forzata sul conto, dal 5 al 20%, per garantire stipendi più dignitosi ai lavoratori della ristorazione.
L’idea di Pompili: “Un intervento rapido e concreto”
Un pagamento obbligatorio della mancia al tavolo, da aggiungere al conto, per garantire guadagni più alti a camerieri e chef. È la proposta di Piero Pompili, restaurant manager di un noto locale di Bologna, che ha scritto a Fanpage.it per raccontare la sua idea. «Potrebbe sembrare un modo di deresponsabilizzare i datori di lavoro e lo Stato – ha ammesso – ma per come la vedo io è un intervento rapido e concreto a sostegno di chi ogni giorno è in sala». Secondo Pompili, questo meccanismo non solo assicurerebbe retribuzioni più alte, ma incentiverebbe anche il personale a migliorare il servizio, sapendo di essere premiato dai clienti.
Contratti inadeguati e il nodo delle tasse
Il manager bolognese descrive un settore in crisi: contratti precari, orari insostenibili e retribuzioni che spesso non compensano il sacrificio. «I giovani passano la vita tra cucina e tavoli, lavorano sedici ore al giorno per pochi spicci. È più probabile essere colpiti da un asteroide che diventare il nuovo Carlo Cracco», ha spiegato. Pompili riconosce che la retribuzione dovrebbe essere responsabilità di chi assume, ma sottolinea le difficoltà: «I datori di lavoro sono estremamente appesantiti dalle tasse. Bisognerebbe assumere brigate doppie per coprire pranzo e cena, ma i costi sono elevatissimi». Da qui la convinzione che lo Stato non riuscirebbe a intervenire in tempi rapidi. «La mia proposta è un tampone: stipendi invariati, ma una mancia obbligatoria variabile dal 5 al 20%», ha detto.
Il ristorante del futuro e il rischio sfruttamento
Pompili ammette che la sua proposta non risolve il nodo dei contratti, ma sostiene che possa frenare l’esodo dei giovani dalla ristorazione. «Nessuno vuole più lavorare in sala, si lavora sei giorni su sette per oltre dieci ore. Io sto dalla parte dei ragazzi: il tempo è la cosa più importante che abbiamo». Da qui anche il modello di gestione del locale in cui lavora, chiuso nei festivi e in estate per garantire tempo libero al personale, con 300 persone in lista d’attesa ogni giorno. Sul rischio che l’imposizione di una mancia deresponsabilizzi i datori di lavoro, Pompili replica: «La regolarità dei contratti resta la base. Ma intanto bisogna agire. È una scelta del “meno peggio”, meglio questo che nulla».
