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Il regime di Kim Jong-un in Corea del Nord, pena di morte per chi guarda film stranieri

Un rapporto Onu denuncia l’aumento delle esecuzioni pubbliche: vietati k-drama, film Marvel e contenuti esteri, colpiti anche i più giovani accusati di “pensiero reazionario”.

La legge del pensiero antireazionario

Dal 2020 in Corea del Nord è in vigore la cosiddetta “legge del pensiero antireazionario”, che vieta ai cittadini di guardare, possedere o distribuire contenuti stranieri, dai k-drama al k-pop, fino a film e serie tv americane. L’obiettivo dichiarato dal regime di Kim Jong-un è impedire la diffusione di quella che viene definita “putrida ideologia proveniente da forze ostili”. Ma secondo un rapporto dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani, la norma ha aperto la strada a condanne arbitrarie, lavori forzati e persino alla pena capitale. “Nessun’altra popolazione è sottoposta a tali restrizioni nel mondo odierno”, denuncia il documento, che descrive un Paese in cui il controllo su ogni aspetto della vita dei cittadini è diventato “più pervasivo” anche grazie ai progressi tecnologici.

Esecuzioni pubbliche e sorveglianza di massa

Il rapporto Onu, basato su oltre 300 interviste con fuggitivi nordcoreani raccolte nell’ultimo decennio, denuncia un forte aumento delle esecuzioni capitali dal 2015, in particolare dal 2020. Persone sorprese a guardare o condividere film stranieri sarebbero state giustiziate davanti a plotoni d’esecuzione in pubblico, con lo scopo di diffondere paura e scoraggiare chiunque dal violare la legge. I disertori raccontano che la distribuzione di contenuti provenienti dall’estero è considerata una delle minacce più gravi per il regime, che vede nella cultura straniera un veicolo di dissenso politico. Parallelamente, il documento denuncia un incremento dei lavori forzati: i più poveri vengono arruolati in attività estenuanti, come costruzioni e miniere, in condizioni disumane.

Un sistema arbitrario e corrotto

Oltre alla repressione culturale, l’applicazione della legge sarebbe segnata da gravi violazioni procedurali. Secondo l’analisi del quotidiano Daily NK, arresti e condanne avvengono spesso senza mandato, le famiglie non vengono informate e non esiste alcuna difesa legale per gli accusati. Le autorità avrebbero ampliato le agenzie di controllo, estendendo la sorveglianza alla vita quotidiana con un addestramento ideologico imposto dallo Stato e nessuna informazione reale sui diritti dei cittadini. Dietro questo sistema, denunciano le fonti, ci sarebbero anche funzionari corrotti che accettano tangenti in cambio di clemenza. Il risultato è un Paese piegato dalla paura, in cui la legge serve soprattutto a legittimare la repressione e a soffocare ogni forma di libertà di pensiero ed espressione.