Bari & Puglia cronaca

Elezioni alle porte, esplode il caso Arpal, accuse di posti di lavoro già assegnati

Bando sospetto in Arpal: 20 assunzioni con requisiti calibrati sugli ex formatori storici, proprio alla vigilia delle elezioni regionali fissate per inizio ottobre.

Un concorso con tempistiche sospette

L’Arpal ha pubblicato un concorso per 20 posti di addetto al contact center che ha sollevato non poche polemiche. La scadenza delle domande è fissata per il 2 ottobre, esattamente il giorno in cui dovrebbero essere indette le elezioni regionali. Una coincidenza che, secondo molti osservatori, appare tutt’altro che casuale. La procedura riguarda assunzioni a tempo indeterminato e sembra rispondere più a logiche politiche che a reali esigenze di trasparenza.
Il bando, infatti, richiede soltanto il diploma, ma introduce una clausola che ha destato sospetti: tre anni di esperienza presso una pubblica amministrazione in materia di erogazione di politiche attive e servizi per il lavoro. Un requisito che, di fatto, restringe il campo a una platea molto specifica. Non a caso, viene considerato un profilo “cucito su misura” per alcuni ex formatori storici che hanno prestato servizio grazie ad appalti esterni, come quello affidato al raggruppamento Epcpep-Ageform, in scadenza a fine settembre.

Il nodo degli ex formatori e le sentenze del Consiglio di Stato

Proprio gli ex formatori sono al centro della vicenda. Negli ultimi anni hanno continuato a lavorare per l’agenzia attraverso incarichi esterni, ma i loro contratti sono ormai in scadenza. A loro favore, però, pesa una sentenza del Consiglio di Stato che obbliga la Regione ad applicare una delibera di giunta del 2023, che prevedeva misure specifiche per la loro stabilizzazione. Ecco perché i requisiti del concorso sembrano disegnati esattamente sul loro percorso professionale, escludendo di fatto gran parte dei potenziali candidati.
La scelta ha inevitabilmente sollevato accuse di favoritismo e di utilizzo della macchina amministrativa a fini politici. Il momento scelto per bandire il concorso, così vicino all’apertura della campagna elettorale, rafforza i sospetti di un’operazione volta a blindare assunzioni strategiche.

Le difese di Arpal e le indagini della Finanza

Il direttore generale di Arpal, Budano, ha respinto le accuse, sostenendo che il concorso non è stato pensato su misura per nessuno. «È uno strumento per risolvere un problema, ma non è stato fatto su misura», ha dichiarato, difendendo la correttezza della procedura. Tuttavia, i dubbi restano, anche perché in passato l’agenzia era già finita nel mirino della Guardia di Finanza con un blitz legato a presunti “posti di lavoro venduti”.
Le indagini e le polemiche non sembrano destinati a fermarsi. Il bando, intanto, procede il suo iter, mentre cresce la percezione che dietro la selezione si nasconda una strategia politica più che un reale processo di reclutamento trasparente. A pochi giorni dal voto regionale, il concorso rischia così di trasformarsi in un caso politico destinato a far discutere ancora a lungo.