Gino Cecchettin dopo l’aggressione a Turetta: “La violenza non è la risposta”
Il padre di Giulia invita a riflettere dopo il pestaggio in carcere dell’assassino della figlia: “Non mi rende felice, dobbiamo lavorare ancora”.
Le parole di Gino Cecchettin
“Non penso che la violenza sia la risposta ed è il messaggio che vorrei dare: non mi fa sentire felice il fatto che Filippo Turetta sia stato aggredito, perché ancora una volta vuol dire che dobbiamo lavorare”. Con queste parole, pronunciate a margine del festival Pordenonelegge, Gino Cecchettin ha commentato l’episodio avvenuto nel carcere di Verona, dove il giovane condannato per l’omicidio della figlia Giulia Cecchettin è stato vittima di un pestaggio da parte di altri detenuti.
Il contesto dell’aggressione
Secondo quanto trapelato, Turetta sarebbe stato raggiunto da calci e pugni all’interno della casa circondariale di Montorio. L’aggressione, subito interrotta dagli agenti di polizia penitenziaria, ha riportato l’attenzione sul suo percorso detentivo e sul clima all’interno del carcere. L’episodio ha avuto ampia eco mediatica, sollevando reazioni contrastanti nell’opinione pubblica, divisa tra chi esprime indignazione per la violenza e chi la considera una sorta di “giustizia sommaria”.
Il messaggio di civiltà
Di fronte a questa vicenda, Gino Cecchettin ha scelto di non cedere all’odio. Il padre di Giulia, uccisa a soli 22 anni nel novembre 2023, ha ribadito la necessità di un cambiamento culturale profondo: “Non mi fa sentire felice, dobbiamo lavorare ancora”. Un richiamo che va oltre la vicenda personale e che sottolinea l’urgenza di educare alla non violenza, anche nei momenti in cui la rabbia e il dolore sembrano prevalere.