Feltri: “La violenza delle Brigate Rosse non è mai finita, è solo cambiata”
Vittorio Feltri denuncia l’ipocrisia della sinistra dopo l’omicidio di Charlie Kirk: “Democrazia a senso unico, la violenza rossa viene ignorata e giustificata”.
L’attacco all’ipocrisia politica
Per Vittorio Feltri il problema non è soltanto l’omicidio brutale di Charlie Kirk, ma la reazione – o meglio, la non reazione – di una parte politica che ama definirsi “democratica” ma che, a suo dire, applica una democrazia selettiva. “Quando a colpire è un estremista di destra – sottolinea – la condanna è immediata, unanime, amplificata dai media. Se invece a colpire è un militante di sinistra, scende il silenzio. Un silenzio assordante, vile, complice”. Per Feltri, la violenza rossa in Italia non è mai scomparsa: ha solo mutato pelle, assumendo nuove forme e linguaggi, ma senza rinnegare le proprie radici.
Dalle Br ai centri sociali: la continuità della violenza
Feltri individua una linea di continuità tra le Brigate Rosse e le realtà odierne dei centri sociali, degli “antifa” militanti e di certi movimenti “per la pace”. Realtà che, secondo l’editorialista, aggrediscono chi dissente, devastano, offendono le forze dell’ordine e insultano i caduti di parte avversa. Cita il caso della lapide di Sergio Ramelli, massacrato a colpi di chiave inglese, come simbolo di una barbarie ancora oggi giustificata o ignorata. “In nome di un antifascismo divenuto religione distorta – accusa – si tace su crimini veri, su odi veri, coperti dall’ideologia dell’estrema sinistra”. E aggiunge che le bandiere delle Br tornano a sventolare nei cortei, nei presidi pro-Palestina e persino nelle università, senza che a sinistra nessuno si indigni.
Un nuovo terrorismo ideologico
Nell’analisi di Feltri, quello che oggi si manifesta è un nuovo terrorismo: non più solo armato, ma ideologico, capace di colpire le parole prima delle persone, di cancellare e intimidire chi osa dissentire. “I giovani che inneggiano a Hamas o portano in piazza simboli delle Br non compiono ragazzate – scrive – ma sono il frutto avvelenato di anni di indulgenza e doppi standard”. L’editorialista ricorda le parole di Lollobrigida, deriso quando disse che l’Italia stava tornando agli anni delle Br, e sostiene che ora si debba riconoscere la fondatezza di quel timore. “La libertà – conclude Feltri – non appartiene alla sinistra, ma a chiunque abbia il coraggio di difenderla. E noi non taceremo davanti a chi infanga i nostri martiri e inneggia ai loro carnefici”.
