“Sono innocente, non sono una terrorista”: Salis risponde alle accuse di Orbán e spera nell’Europa
Dal 23 settembre l’europarlamento deciderà sul destino dell’immunità di Ilaria Salis. Orbán l’accusa di terrorismo, in Italia Tajani e Donzelli frenano.
Tre giorni decisivi per il futuro di Salis
“Sento insieme forte timore ma anche speranza”, ha confessato Ilaria Salis al Corriere della Sera, descrivendo le sue ore di attesa in vista del voto che potrebbe segnare di nuovo la sua vita. Il 23 settembre, nella commissione Affari giuridici del Parlamento europeo, i 25 membri dovranno esprimersi sulla richiesta dell’Ungheria di revocarle l’immunità acquisita con l’elezione a Bruxelles. Un voto segreto, il primo passo prima della decisione finale dell’aula plenaria prevista per il 7 ottobre. Per Salis, arrestata nel 2023 a Budapest con l’accusa di aver aggredito dei neonazisti, la possibilità di tornare in carcere è concreta. Il rapporto sarà presentato dall’eurodeputato spagnolo del Ppe, Adrián Vázquez Lázara. E proprio il Partito Popolare, con i suoi 188 seggi, sarà determinante: la sua sorte dipende da quanti tra loro sceglieranno di sostenere i progressisti o almeno astenersi.
Le accuse di Orbán e la reazione italiana
Dall’Ungheria, il premier Viktor Orbán ha rilanciato un attacco frontale: senza mai nominarla, ha definito Salis “terrorista” per i suoi legami con associazioni Antifa. Nei giorni scorsi il suo portavoce, Zoltan Kovacs, aveva diffuso sui social le coordinate del carcere di massima sicurezza di Marianosztra, gesto che ha sollevato polemiche internazionali. Dall’Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato: “Non credo che Ilaria Salis sia una terrorista. Non mi risulta che lo sia”. Più sfumato il dirigente di FdI Giovanni Donzelli, che ha sottolineato come Orbán rappresenti “il suo popolo”, ribadendo però che anche idee distanti devono avere “massima possibilità di potersi esprimere”.
La risposta di Salis e l’appello all’Europa
Di fronte alle nuove accuse, l’eurodeputata ha replicato con durezza: “È evidente che in Ungheria non si persegue giustizia, ma vendetta e propaganda. Un premier che arriva ad accusare una persona innocente fino a prova contraria di essere una terrorista si qualifica da sé”. Rivolgendosi al governo italiano, ha aggiunto: “Quale immagine darebbe il nostro Paese se si rendesse complice di un trattamento così spudoratamente persecutorio, a scapito di una sua cittadina?”. Salis, che in carcere a Budapest aveva trascorso 15 mesi prima dell’elezione, ora ripone fiducia nel Parlamento europeo: “Segreto o no, sarà un voto estremamente delicato. Ma resto fiduciosa che alla fine prevarrà la difesa della mia immunità. Se l’Europa saprà resistere alle pressioni di un regime autoritario, ne uscirà più forte”.
