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Sondaggi 2025, Meloni vola, cresce M5S, tiene il Pd, FI scivola, Lega frena

Un’indagine di Noto Sondaggi fotografa la tenuta dei partiti: Giorgia Meloni conferma fedeltà record, Pd resiste ma perde verso i 5 Stelle, centro in frantumi.

Fratelli d’Italia compatto, Lega e Forza Italia arrancano

Il dato più sorprendente è la solidità di Fratelli d’Italia: il 77% degli elettori che nel 2022 avevano scelto Giorgia Meloni confermerebbe oggi il proprio voto. Una cifra altissima in un panorama politico tradizionalmente instabile, che certifica il legame consolidato tra la premier e la sua base. Diversa la situazione per gli alleati di centrodestra. La Lega riesce a trattenere poco più di sette elettori su dieci, perdendo terreno verso FdI e soprattutto verso l’astensione. Ma il quadro più critico riguarda Forza Italia: appena il 62% dei votanti 2022 resterebbe fedele. Molti migrano proprio verso Fratelli d’Italia, altri scelgono di non votare. Il risultato è un riequilibrio interno che rafforza l’egemonia di Meloni a scapito degli alleati.

Pd e Movimento 5 Stelle: fedeltà e fughe incrociate

Sul fronte opposto, il Partito Democratico mostra una fedeltà al 71%, ma perde una parte significativa dei suoi elettori verso il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che riesce a conquistare circa il 10% degli ex dem. Il flusso contrario è molto più debole, solo il 4%. Per la segretaria Elly Schlein è una falla che rischia di diventare strutturale. I 5 Stelle, invece, mostrano coesione interna con il 73% degli elettori 2022 rimasti fedeli. La loro fragilità però è altrove: circa il 17% degli ex grillini oggi si colloca tra indecisi e astenuti. Non è quindi il passaggio diretto ad altri partiti a erodere i consensi, ma il rischio di un disimpegno diffuso, già emerso alle amministrative.

Centristi in crisi e astensione in crescita

Il Terzo Polo, già indebolito dalla frammentazione tra Azione e Italia Viva, appare incapace di costruire una base stabile. Una parte degli ex sostenitori guarda al Pd, altri a +Europa, molti scelgono l’astensione. L’assenza di una proposta unitaria pesa come un macigno sulla tenuta centrista. Ma il vero avversario comune è proprio l’astensione, che cresce in modo trasversale e rappresenta la minaccia più seria per tutti i partiti. Sempre più elettori scelgono di non scegliere, segnale di una distanza crescente tra cittadini e istituzioni. Convincere chi si è allontanato sarà la sfida decisiva del 2027.