Vannacci infiamma Pontida: “Lo straniero è quello ruba, rapina e distrugge la nostra cultura”
Dal palco di Pontida, il generale Roberto Vannacci torna ad attaccare gli immigrati, parlando di “porti aperti” e di stranieri che rubano e impongono la loro cultura.
Lo stand e i messaggi identitari
Tra gli stand presenti a Pontida, accanto a quelli storici della Lega, è comparso anche quello dell’associazione Il Mondo al contrario, fondata dal generale Roberto Vannacci, oggi vicesegretario del partito. Qui, tra bandiere e volantini, sono in vendita le copie dei suoi libri, accompagnate da un cartellone che raccoglie le sue parole chiave: «Patria», «identità», «famiglia», «tradizioni» e «difesa dei confini». L’area ha attirato militanti e curiosi, diventando uno dei punti più fotografati della giornata, mentre cresceva l’attesa per l’intervento dal palco del generale.
L’attacco contro gli stranieri
Dal palco, Vannacci ha riproposto la sua retorica anti-migranti con un discorso diretto e senza filtri: «Lo straniero non è quello per cui vorrebbero farci spendere 800 miliardi in armi. Lo straniero ci ha già invaso, è quello dei porti aperti e che purtroppo molto frequentemente, ruba e rapina e che vuole imporre la sua cultura alla nostra millenaria». Parole che hanno raccolto applausi da parte della platea leghista, alimentando l’ennesimo dibattito sul linguaggio usato dal generale, già al centro di polemiche nazionali per le sue precedenti dichiarazioni.
L’attesa per Salvini
La giornata di Pontida non si esaurisce con l’intervento di Vannacci. Alle 13 è previsto l’arrivo sul palco del leader del Carroccio Matteo Salvini, che concluderà l’evento con un discorso destinato a dettare la linea del partito nei prossimi mesi. Intanto, le parole del generale continuano a far discutere e a segnare uno dei momenti più controversi della manifestazione, confermando la scelta della Lega di dare spazio a toni forti e polarizzanti su immigrazione e identità.

Complimenti Generale sempre propositivo con grandi prese di posizioni cordialità