Caso Flotilla, Ilaria Salis, “Blocchiamo tutto!”, esplode la polemica
Dai social agli scontri di piazza, le parole di Ilaria Salis e Arturo Scotto alimentano la polemica sulla responsabilità politica e sul rapporto tra istituzioni e protesta.
Il post di Salis e le polemiche sui social
Un tempo la “responsabilità politica” imponeva sobrietà e distanza dai toni da piazza. Oggi, invece, il confine tra istituzioni e attivismo sembra sempre più labile.
A scatenare il dibattito è stata l’eurodeputata di Avs, Ilaria Salis, eletta al Parlamento europeo dopo la lunga detenzione in Ungheria, che sui social ha rilanciato lo slogan “Blocchiamo tutto”, diventato il motto delle mobilitazioni pro Gaza.
Il suo messaggio, corredato dall’hashtag e dal pugno chiuso, è arrivato all’indomani di proteste che a Milano, il 22 settembre, hanno lasciato sul campo 60 agenti di polizia feriti.
Episodi di tensione si sono verificati anche a Roma, con lanci di bottiglie contro le forze dell’ordine, e a Torino, dove i manifestanti hanno persino scagliato una bicicletta contro i reparti in servizio.
Le parole di Salis hanno raccolto applausi da parte dei sostenitori ma anche molte critiche, in particolare per la contraddizione tra il ruolo istituzionale di parlamentare e l’uso di slogan da piazza.
Scotto e Corrado dalla Flotilla: “Blocchiamo il Paese”
Non è solo Salis a finire al centro delle polemiche. Prima di essere intercettato dalle forze israeliane al largo di Gaza, il deputato del Pd Arturo Scotto, insieme alla collega Annalisa Corrado, aveva lanciato un messaggio simile direttamente dalla barca della Global Sumud Flotilla: “Vi chiediamo di continuare a mobilitarvi e di bloccare il Paese”.
Un appello che ha sollevato ulteriori dubbi sull’opportunità di un linguaggio che, se utilizzato da figure istituzionali, rischia di essere percepito come legittimazione delle azioni di piazza più radicali.
Nel frattempo, lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito che l’imbarcazione con a bordo i due parlamentari si sarebbe staccata dalla Flotilla e avrebbe ottenuto l’autorizzazione a sbarcare ad Ashdod, per poi ripartire verso Cipro e Grecia dopo aver consegnato gli aiuti.
Il dibattito sulla responsabilità politica
Il nodo resta quello della responsabilità politica. In un contesto di forte tensione sociale e internazionale, le parole degli esponenti delle istituzioni non passano inosservate. Un tempo, gli slogan che inneggiavano al blocco del Paese erano relegati alle piazze militanti; oggi, invece, provengono dagli stessi rappresentanti eletti, alimentando un dibattito acceso sulla tenuta delle regole democratiche e sul ruolo che la classe politica dovrebbe mantenere nei confronti delle proteste. Per molti, l’adesione a certi slogan rappresenta un segnale di vicinanza a chi manifesta; per altri, rischia di delegittimare le istituzioni e di accendere ulteriormente la tensione già alta nelle città italiane.
