Ordine pubblico in crisi, Vittorio Feltri, “Spacchi vetrine? Due anni dietro le sbarre”
Il giornalista propone la frusta come deterrente simbolico, ma chiede soprattutto l’applicazione severa delle leggi contro i violenti.
Il lampo di frusta come immagine che sconvolge
Vittorio Feltri apre con un’immagine folgorante: la frusta come scorciatoia educativa contro chi devasta Milano, un’idea che «ha una sua forza evocativa» e che — ammette — gli ha strappato un sorriso. L’incipit è volutamente provocatorio: la frusta non è una proposta pratica ma uno specchio che mette in luce la frustrazione diffusa per la percezione di impunità. Feltri riconosce subito il limite costituzionale dell’idea — «non possiamo davvero pensare di inserire la frusta nella Costituzione» — e descrive la proposta come uno sfogo letterario, una sceneggiata pittoresca. Tuttavia, quell’immagine serve a introdurre il nucleo del ragionamento: lo Stato, sostiene, sembra aver smarrito la capacità di punire chi commette violenze pubbliche, trasformando l’eccezione in prassi e alimentando il risentimento di chi subisce i danni.
La denuncia: garantismi fraintesi e sanzioni leggere
Nel corpo dell’argomentazione Feltri passa al punto centrale: tra «garantismi malintesi e ideologie malate», l’azione punitiva si è allentata. Chi rompe una vetrina, incendia un’auto o aggredisce un agente rischia spesso pene simboliche — quella che lui definisce una «predica paterna del giudice» — e torna presto in strada più audace di prima. Per Feltri non si tratta di sadismo ma di ripristino della legge: «Spacchi? Paghi. Usi la forza? Vai dentro.» L’autore rifiuta la pedagogia del buonismo e insiste sulla necessità che le conseguenze siano chiare e immediate, affinché la libertà non si trasformi in impunità. Il ragionamento mette in parallelo deterrenza e recupero sociale: la sanzione, nel suo paradigma, non è solo punizione ma strumento che ricorda il rispetto dei doveri affiancato ai diritti.
Una proposta pragmatico-istituzionale
Pur condividendo l’obiettivo di fermezza espresso dall’interlocutore — «i giovani facinorosi vanno puniti subito e senza indulgenze» — Feltri smorza la retorica estremista ripiegando su una richiesta concreta: applicare le norme esistenti con rigore. La frusta resta una metafora; la strada praticabile è il pieno esercizio degli strumenti penali e amministrativi già in vigore. L’appello è rivolto allo Stato e alle sue istituzioni: non temere di usare gli strumenti di contrasto ai disordini, non confondere reprimere con crudeltà, ma con l’esercizio della legge. Il messaggio finale è asciutto e misurato: chi sceglie la violenza deve aspettarsi conseguenze penali effettive.
