Italia & Dintorni

Ilaria Salis, il Ppe scarica l’eurodeputata: immunità appesa a un filo, “Il mio caso è politico, non penale”

Il Partito popolare europeo annuncia che voterà per la revoca dell’immunità di Ilaria Salis. Il 7 ottobre il Parlamento europeo deciderà il suo destino.

Il cambio di rotta del Ppe

Questa volta il Partito popolare europeo non tenderà più la mano a Ilaria Salis. Dopo le indiscrezioni e i voti decisivi in commissione Juri, i popolari hanno annunciato apertamente che il 7 ottobre, durante la plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, sosterranno la revoca dell’immunità dell’eurodeputata di Avs. Una posizione netta, motivata dalla portavoce del gruppo: «Per il Ppe il caso degli eurodeputati Ilaria Salis e Peter Magyar sono molto diversi. Salis ha compiuto atti violenti prima del suo mandato e Magyar è il leader dell’opposizione ungherese a un paio di mesi prima delle elezioni in Ungheria. I casi sono diversi e ci comporteremo diversamente». Una dichiarazione che segna la fine del sostegno implicito che aveva finora protetto l’esponente della sinistra italiana.

Il precedente voto in commissione

Solo poche settimane fa, il 23 settembre, il nome di Ilaria Salis era stato al centro di un clamoroso voto nella commissione giuridica dell’Europarlamento. In quell’occasione, la deputata era riuscita a mantenere l’immunità per un soffio: 13 voti favorevoli contro 12. Determinante era stato proprio l’appoggio di alcuni esponenti popolari, nonostante la linea ufficiale del gruppo fosse orientata diversamente. Le indiscrezioni avevano alimentato sospetti di un presunto accordo tra Ppe e sinistra europea, un “scambio di favori” che avrebbe garantito protezione sia a Salis che a Magyar. Ma la scelta definitiva spetterà ora alla plenaria, dove si vota per alzata di mano, rendendo impossibile celare eventuali franchi tiratori.

Il futuro giudiziario di Salis

Il nuovo orientamento del Ppe lascia l’eurodeputata in una posizione estremamente delicata. Se l’immunità verrà revocata, Ilaria Salis rischierà di dover affrontare un processo in Ungheria. Arrestata a Budapest nel febbraio 2023 con l’accusa di aver aggredito tre militanti filo-nazisti durante le celebrazioni per la Giornata della memoria, la deputata si è sempre difesa definendo quel contesto come una manifestazione politica degenerata. «Credo che il Parlamento europeo prenderà una decisione coerente, ci sono risoluzioni che abbiamo votato a larga maggioranza dove si attesta quello che è il terrificante stato di diritto in cui si trova la democrazia ungherese», ha dichiarato recentemente a Carta Bianca. Tuttavia, la prassi dell’Europarlamento è di non negare la revoca quando i reati contestati sono antecedenti all’elezione: un precedente che pesa come un macigno sul suo destino.