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Era in coma da settimane dopo tre arresti cardiaci, si muove quando il suo cane le tocca la mano

Dopo tre arresti cardiaci e una prognosi disperata, una donna americana torna alla vita grazie al tocco del muso di un Golden retriever da pet therapy.

Il miracolo nella stanza d’ospedale

Sembrava non esserci più speranza per Priscilla Timmons, 39 anni, di Pembroke Pines, in Florida. Dopo tre arresti cardiaci e un’insufficienza multiorgano, i medici avevano avvertito la famiglia: le probabilità di sopravvivenza erano “del 10% o meno”. Poi, qualcosa di straordinario è accaduto.
Durante il coma farmacologico, Scrunchie, un Golden retriever di sette anni del programma di pet therapy del Memorial Hospital West, le ha sfiorato la mano con il muso. Un gesto piccolo, quasi impercettibile, ma sufficiente a farle muovere le dita dopo giorni di immobilità.
Fu quello il segnale che tutti aspettavano: Priscilla stava tornando alla vita. “Ricordo che tutti mi dicevano che era lì – ha raccontato – poi ho sentito la sua zampa, e in quel momento sono riuscita a muovere la mano. Essendo un’enorme amante dei cani, quel contatto mi ha dato la motivazione per tornare indietro.”

Una lotta contro ogni previsione

Il 13 marzo, Priscilla aveva inviato un ultimo messaggio disperato a sua madre: “Chiamami aiuto”. Poco dopo, era crollata a terra. I medici scoprirono coaguli di sangue nei polmoni, nel cuore e nelle gambe, una condizione gravissima. “Nel reparto di terapia intensiva è andata in arresto cardiaco – ha spiegato il dottor Daniel Mayer, direttore dell’unità intensiva –. Grazie al nostro team e al loro rifiuto di arrendersi, dopo 40 minuti senza battito siamo riusciti a rianimarla”.
Dopo settimane di cure e speranze sempre più flebili, i familiari si aggrappavano a ogni piccolo segno. Poi arrivò Scrunchie, accompagnato dal suo addestratore, che posizionò un piccolo snack accanto alla mano immobile di Priscilla. Il cane iniziò a cercarlo, toccandole le dita con il naso. Quel contatto risvegliò non solo i muscoli, ma la volontà stessa di vivere.

Gli angeli a quattro zampe della terapia

Scrunchie e Honey Crisp, un altro Golden retriever di cinque anni, fanno parte del programma di terapia assistita con animali dell’ospedale. “Quando i pazienti sono sotto forte stress, un cane si avvicina a loro, si sdraia accanto, li aiuta a rilassarsi – ha spiegato Tracy Meltzer, direttrice infermieristica del centro –. Solo la loro presenza nella stanza solleva lo spirito dei pazienti.”
Il dottor Mayer ha definito la pet therapy “una soluzione fuori dagli schemi” ma decisiva nel caso di Priscilla: “Con un’embolia polmonare e un’insufficienza multiorgano, le probabilità erano quasi nulle. Ma i nostri cani terapeutici hanno avuto un impatto enorme.”
Oggi Priscilla sorride e ringrazia il suo “angelo peloso”: “Grazie al cielo per i cani da terapia, perché sono veri angeli.” La carezza di Scrunchie non solo le ha restituito la vita, ma ha ricordato al mondo che, a volte, la speranza arriva su quattro zampe.